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Sorpresa francese nel primo trimestre

Il Governo francese festeggia. L’Insée (l’equivalente del nostro Istat) ha annunciato ieri mattina che il primo trimestre si è chiuso con una crescita dello 0,6 per cento. Si tratta del miglior risultato dal secondo trimestre del 2013 (0,7%), di un dato più alto rispetto alle previsioni degli analisti e dello stesso Insée (che si aspettavano lo 0,4%), di un andamento superiore a quello medio della zona euro (0,4%, il più forte dall’inizio del 2011 e in linea con le attese, dopo lo 0,3% dell’ultimo trimestre 2014) e della Germania. Che si è fermata, a sorpresa, a un + 0,3% (mentre gli analisti prevedevano un incremento dello 0,5%).
Ma soprattutto è una cifra che finalmente conferma i vari, sia pure ancora timidi, segnali positivi arrivati nelle scorse settimane e consente al ministro delle Finanze Michel Sapin di dire che il 2015 si chiuderà con un aumento del Pil superiore a quello (1%) inserito in Finanziaria. E una ricaduta positiva anche sul fronte del deficit, che potrebbe scendere al di sotto del 3,8% programmato. D’altronde già la Commissione (+1,1%) e il Fondo monetario (1,2%) avevano corretto al rialzo le loro stime sull’economia francese.
Tutto bene quindi? La Francia, da tempo sul banco degli imputati come il nuovo malato d’Europa, ha ripreso il testimone dalla Germania? Parigi è diventata il traino dell’Eurozona? Un esame più dettagliato delle cifre purtroppo non consente un simile ottimismo. Mostra anzi quanto si tratti di una ripresa ancora fragile, incerta, sbilanciata e insufficiente, che aspetta molte conferme.
Gran parte del contributo alla crescita viene infatti dai consumi delle famiglie, che hanno messo a segno un incremento dello 0,8% (dopo il modesto + 0,1% dell’ultima parte del 2014). L’investimento complessivo è invece sceso ancora, dello 0,2% (dopo il calo dello 0,4% dell’ultimo trimestre dell’anno scorso). Quello delle famiglie è diminuito dell’1,4%, mentre quello pubblico è salito dello 0,3% e quello delle imprese (il più importante, anche nella prospettiva di una ripresa delle assunzioni) è aumentato appena dello 0,2% (certo meglio della flessione dello 0,1% su cui si era chiuso il 2014). Tant’è che l’occupazione nel settore privato ha registrato un arretramento dello 0,1% (13.500 posti in meno, 68.500 in un anno).
Inoltre il saldo dei conti con l’estero (frutto di un aumento delle esportazioni dello 0,9% e delle importazioni del 2,3%) pesa negativamente per lo 0,5%, nonostante l’impatto dell’indebolimento dell’euro.
E comunque anche il dato sui consumi rischia di essere ingannevole, visto che l’elemento costitutivo principale è rappresentato dalle spese energetiche (+3,9%), ovviamente cresciute molto rispetto a un quarto trimestre 2014 caratterizzato da temperature abbastanza elevate per la stagione (e con consumi energetici quindi in calo dell’1,7%).
Non è insomma escluso il rischio che si ripeta quanto accaduto nel 2013, con il secondo trimestre in crescita dello 0,7% e il terzo in calo dello 0,1 per cento.
La maggior parte degli economisti ritiene comunque che finalmente ci siano le condizioni (esterne e interne) perché si vada nella direzione di una crescita magari meno importante ma sufficientemente solida (come sembrano confermare i margini delle imprese, risaliti a quota 29,7%) per lasciar prevedere conseguenze positive anche sull’occupazione. Se non entro il 2015 all’inizio dell’anno prossimo.
E proprio su questo punto ha insistito il presidente François Hollande nel commentare il dato: «La sfida rimane quella di un rilancio economico della Francia, affinché possa ritrovare la strada della crescita, ma l’obiettivo resta quello di un calo del numero di disoccupati».
Dal canto suo la commissione europea – per bocca del vicepresidente Valdis Dombrovskis – pur congratulandosi per i dati, ha auspicato che Parigi colga questa opportunità per proseguire sulla strada delle riforme strutturali, il cui programma è stato solo avviato. Entro il 10 giugno la Francia dovrà infatti fornire a Bruxelles una serie di garanzie sulle riforme, a partire dalle pensioni e dal mercato del lavoro.
Se dalla Francia arrivano buone notizie per l’economia dell’Eurozona, non vanno dimenticate quelle ancora migliori giunte a fine aprile (si veda Il Sole 24 Ore del 1° maggio) dalla Spagna. Che ha chiuso il primo trimestre con una crescita dello 0,9%, la più forte degli ultimi sette anni.

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