Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sorpresa Bce, giù i tassi d’interesse

La Banca centrale europea ha tagliato ieri a sorpresa i tassi d’interesse in risposta al calo dell’inflazione, che ha accelerato nell’ultimo mese in un contesto economico ancora molto fragile. La decisione, anche se i suoi effetti concreti sull’economia reale potrebbero essere limitati, mostra la determinazione della Bce a non lasciar scivolare l’eurozona in una deflazione come quella che è costata al Giappone una lunga fase di stagnazione e a non consentire una restrizione delle condizioni finanziarie, mantenendo i tassi del mercato monetario il più possibile vicini allo zero.
Il presidente della Bce, Mario Draghi, non ha escluso altre misure qualora la situazione non dovesse migliorare, tra cui un altro taglio dei tassi, una riduzione in territorio negativo del tasso sui depositi delle banche presso la Bce, e una nuova iniezione di liquidità a lungo termine (Ltro), di cui peraltro ieri non si è discusso, secondo Draghi.
Insieme alla riduzione di 25 punti base del tasso di rifinanziamento principale al minimo storico dello 0,25% e di quello sulle operazioni di emergenza allo 0,75%, l’Eurotower ha annunciato che continuerà a mantenere a lungo i tassi agli attuali livelli o ancora più bassi, ribadendo la “forward guidance”, ovvero le indicazioni prospettiche sulla politica monetaria. Inoltre, continuerà a fornire, nelle sue normali operazioni di rifinanziamento delle banche, liquidità a tasso fisso in quantità illimitate fino a metà 2015.
Il taglio dei tassi è stato causato soprattutto dalla caduta dell’inflazione, che secondo il dato preliminare di ottobre è scesa allo 0,7% (dall’1,1% di settembre), meno della metà dell’obiettivo della Bce di stare «sotto, ma vicino al 2%». Le condizioni sono cambiate rispetto al mese scorso, ha detto Draghi: il calo dell’inflazione si è allargato a un maggior numero di prodotti ed è apparso chiaro che questo stato di cose non è temporaneo. L’eurozona va incontro a «un periodo prolungato di inflazione bassa», che risalirà solo gradualmente verso l’obiettivo. A dicembre, dopo la pubblicazione delle previsioni degli economisti dell’istituto di Francoforte, sarà più chiaro quanto durerà questo stato di cose.
Il presidente della Bce ha assicurato che la politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo necessario e continuerà ad assistere la ripresa. Questa, ha ripetuto Draghi, rimane fragile e diseguale e presenta dei rischi al ribasso. Stranamente, il recente apprezzamento dell’euro, che può contribuire a un ulteriore calo dell’inflazione e al soffocamento di una ripresa finora basata soprattutto sull’export, non ha giocato alcun ruolo nella decisione e non se n’è parlato in consiglio, ha detto Draghi.
Per una volta, i 23 consiglieri della Bce non si sono divisi sul “se”, ma sul “quando” tagliare i tassi. Una minoranza, di cui, secondo quanto è dato sapere, fa parte il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, avrebbe preferito aspettare dicembre, quando la Bce pubblicherà le proprie previsioni sull’inflazione. Queste saranno con ogni probabilità ritoccate al ribasso per quanto riguarda il 2014 (dall’attuale 1,3%) e dovrebbero vedere solo un modesto rimbalzo nel 2015. Draghi è convinto però che l’eurozona non vada incontro a una deflazione di tipo giapponese, con una caduta generalizzata dei prezzi.
Il taglio dei tassi, a questi livelli, può avere più che altro un effetto segnaletico, ma difficilmente basterà a eliminare le cause del calo dell’inflazione e della crescita asfittica. Le cifre della stessa Bce tra l’altro mostrano che il credito all’economia reale, soprattutto alle imprese, continua a mancare. L’arrivo della verifica dell’Eurotower sui bilanci delle banche può accentuare la stretta al credito, ma Draghi è convinto invece che possa servire a spingere le banche a compiere le scelte giuste nella ripulitura dei bilanci e a creare la trasparenza necessaria a dare fiducia al settore privato perché torni a investire nel settore creditizio.
La Bce, al cui interno è già stato avviato il lavoro tecnico su questo punto, sta però valutando, qualora dovesse fare una nuova operazione di fornitura di liquidità alle banche, su come strutturarla in modo che questa venga indirizzata dalle banche verso gli impieghi all’economia reale, e non utilizzata per migliorare i conti o investire in titoli di Stato.
L’allungamento della liquidità illimitata a tasso fisso fino a metà 2015 attraverso le normali operazioni di rifinanziamento rende peraltro meno probabile una nuova Ltro, a meno di forti tensioni nel mercato monetario nel 2014, a causa della riduzione dello stimolo monetario da parte della Federal Reserve o di effetti indiretti dell’esame delle banche.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un anno dopo aver scosso Wall Street mettendo le politiche a tutela dell’ambiente al centro del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Proprio nel giorno delle dimissioni del governo Conte dagli ambienti finanziari trapela con determin...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il Cr7 dei banchieri ha vinto, come nelle previsioni, la corsa per la poltrona più alta d...

Oggi sulla stampa