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Sorpasso verde per l’energia. In Europa vincono le rinnovabili

ROMA — Il risultato più eclatante in Danimarca: nei primi sei mesi dell’anno, il paese scandinavo ha prodotto il 64% della sua energia grazie agli impianti eolici e fotovoltaici. Al suo opposto, la Polonia, dove le centrali a carbone hanno generato la stessa quantità di energia di tutte le centrali a carbone dei Paesi membri della Ue messi insieme, con la sola esclusione della Germania.
Sono i due estremi che fotografano il record appena omologato a favore della green economy: per la prima volta in assoluto, l’energia prodotta da fonti rinnovabili all’interno dell’Unione europea a 27 è stata superiore di quella generata dai combustibili fossili. In passato era già accaduto, ma per brevi periodo: qualche fine settimana particolarmente ventoso, soprattutto grazie al contributo dei grandi impianti offshore del mare del Nord e dell’Atlantico. Ma il dato appena pubblicato da Ember, un think tank con sede a Londra, specializzato nella transizione energetica, riguarda il complesso dei primi sei mesi del 2020. Al traguardo del semestre le rinnovabili non si sono imposte per una incollatura, ma vincendo a mani basse: grazie a un balzo dell’11% per cento rispetto allo stesso periodo di un anno fa, la quota complessiva delle rinnovabili nella Ue è arrivato a coprire il 40% del totale: mentre i carburanti fossili (in calo del 7 per cento), si sono fermati al 34% dell’energia generata nel complesso.
I fattori che hanno portato al nuovo record sono più di uno. Ma tutto ruota, oviamente, attorno a Civid- 19. Il lockdown generalizzato ha fatto calare del 7 per cento la domanda di elettricità nel periodo di fermo delle attività industriali. A questo si deve aggiungere un inverno particolarmente mite, con più giornate di sole e con una ventosità superiore alle medie degli anni precedenti. Di conseguenza, si è ristretto lo spazio per le centrali a carbone e a gas, visto che l’energia elettrica prodotta dalle rinnovabili ha la precedenza nell’immissione in rete. Per non parlare dei progressi della tecnologia. Eolico e fotovoltaico di nuova generazione hanno raggiunto la “grid parity”: non hanno più bisogno di essere incentivati per essere competitivi con il gas e con il carbone (anche per l’aggravio della “tassa” sulle emissioni di CO2).
Risultato: la produzione da combustibili fossili è scesa del 18% nei 27 Paesi membri, trascinata al ribasso dal crollo degli impianti a carbone (meno 32%). Al contrario, la produzione da eolico e fotovoltaico è salita rispettivamente dell’11 e del 16%: insieme le due rinnovabili hanno una quota di mercato salita al 21 per cento del totale, a cui si deve aggiungere il 13 per cento della produzione da idroelettrico e il 6% di biomasse.
E l’Italia? La crescita delle rinnovabili, nei primi sei mesi dell’anno, c’è stata anche da noi: lo dimostrano i dati appena diffusi da Terna, dove le fonti “verdi” hanno coperto il 40,5% della domanda, rispetto al 35,5% del primo semestre 2019. Per il sorpasso ci vorrà ancora tempo (i fossili coprono l’altro 59,5%): a differenza di altri paesi l’Italia non ha centrali nucleari che altrove tolgono quote di mercato a carbone e gas.

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