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Sorpasso sulla Cina ora è l ’America a trainare il mondo

L’America di Joe Biden è pronta per sottrarre alla Cina il ruolo di locomotiva mondiale, trainando anche la crescita degli altri. Il sorpasso è favorito da una frenata recente nella politica economica cinese: Xi Jinping vuole raffreddare una crescita surriscaldata e ordina alle banche di ridurre il credito all’economia, soprattutto in settori sovra- indebitati come l’immobiliare. È una geografia globale inedita, con un improvviso rovesciamento di ruoli fra le due superpotenze, quella che apre il summit di primavera del Fondo monetario internazionale a Washington. E la ministra del Tesoro americana Janet Yellen rilancia l’idea di una minimum global tax sulle multinazionali, alla vigilia del G20: oltre alla lotta contro l’elusione fiscale, l’obiettivo è trovare la copertura fiscale per il maxi piano d’investimenti da duemila miliardi di dollari che Biden sottoporrà al Congresso.
È la direttrice generale del Fondo monetario, Kristalina Georgieva, ad annunciare che il 2021 sarà un anno di «riprese a velocità differenziate». In testa spicca proprio l’America, per la quale si prevede una crescita del 6,5% cioè superiore perfino a quella cinese. La Repubblica Popolare dovrebbe arrivare seconda, con il +6%, mentre in coda alle grandi economie arranca l’Unione europea con +3,9%. Il segreto dell’eccezionale performance americana sta in diversi fattori: il dinamismo di un capitalismo che con Big Tech ha vinto la scommessa dei lockdown nel 2020; l’ottimo andamento delle vaccinazioni; infine uno sforzo senza precedenti nella spesa pubblica combinato con la politica monetaria eccezionalmente espansiva. È la prima volta dal 2005 che il contributo americano alla crescita mondiale supera quello cinese. Solo contando le due ultime manovre di spesa (900 miliardi con Trump a Natale e 1.900 con Biden il mese scorso) gli Stati Uniti aggiungono un punto e mezzo alla crescita globale. Secondo l’Ocse alla fine del 2022 l’economia del pianeta avrà 3.000 miliardi di dollari di reddito in più solo per effetto delle manovre di spesa pubblica americana, «il che equivale ad aggiungere al mondo una nuova economia delle dimensioni della Francia». I benefici per gli americani sono evidenti nell’ultimo dato dell’occupazione, +917.000 posti di lavoro a marzo. Però dalla crescita americana ci sarà una “fuoriuscita” – sotto forma di importazioni – che arricchirà anche Cina, Unione europea, Giappone.
Lo scambio di ruoli fra Stati Uniti e Cina è tanto più significativo se si confronta con la crisi economica del 2008-2009. Allora fu la Cina ad evitare la recessione e a trainare la ripresa mondiale, grazie ai suoi giganteschi investimenti pubblici in infrastrutture: ferrovie ad alta velocità, aeroporti, autostrade, edilizia popolare. È proprio l’eredità di quella crescita trainata dagli investimenti pubblici che oggi induce Pechino alla prudenza. La Banca centrale ha diramato direttive perché il volume di nuovi prestiti nel primo trimestre di quest’anno sia eguale o inferiore allo stesso periodo del 2020. Poiché nel mese di gennaio il credito bancario è aumentato del 16%, per rispettare le direttive le banche dovranno operare una netta riduzione. La preoccupazione è avere accumulato situazioni aziendali ad alto rischio di bancarotta, soprattutto nei settori che furono al centro degli investimenti dal 2009 in poi.
A Washington, al contrario, la parola d’ordine è «emulare la Cina». Biden vorrebbe realizzare un salto di qualità nelle reti infrastrutturali americane, dopo decenni di abbandono. Sogna un’alta velocità ferroviaria sul modello di Pechino, sogna di fare politica industriale come Xi, aiutando i campioni nazionali a vincere la gara in settori come l’auto elettrica, i semiconduttori, il 5G. Alla ricerca della copertura fiscale per i duemila miliardi di investimenti, Yellen punta ad alzare la tassa sugli utili societari dal 21% al 28%. Una global minimum tax – forse dell’ordine del 21% – servirebbe a impedire quella concorrenza al ribasso fra Stati, che ha fatto il gioco delle multinazionali e ha spinto molte nazioni occidentali a compensare il mancato gettito tassando il ceto medio.
E intanto, Wall Street festeggia un nuovo record, con il Dow Jones e lo S&P 500 che terminano rispettivamente in rialzo dell’1,12% e dell’1,44%.
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