Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sorin, stop alla fusione con Cyberonics Lo Stato chiede 3,4 miliardi di danni

La società la definisce un’assurdità, soprattutto per la richiesta (pendente come una spada di Damocle) di danni ambientali e costi di bonifica per 3,4 miliardi. Lo Stato — per interposta Avvocatura generale (sede di Milano) — la ritiene invece ineludibile soprattutto per non allontanare Sorin, azienda farmaceutica quotata in Borsa guidata da André-Michel Ballester e in procinto di convolare a nozze con l’americana Cyberonics, da potenziali responsabilità di inquinamento ambientale contestate a Snia, che fino al 2004 ne era la sua capogruppo e che ancor prima faceva parte del gruppo Montedison. 
Potremmo definirlo un vero e proprio ginepraio. Che nei fatti getta un’ombra inquietante su un’operazione di integrazione tra due realtà biomedicali sull’asse Milano-Houston (Texas) già deliberata dai rispettivi board che porterà alla nascita di una newco chiamata LivaNova il cui closing è previsto per settembre. Tecnicamente si chiama opposizione dei creditori alla fusione. È disciplinata dall’articolo 2503 del codice civile che dà 60 giorni di tempo a chi ritiene di essere in credito nei confronti di una società di presentare la cosiddetta «insinuazione al passivo». Qui il presunto creditore ha un nome ingombrante: il ministero dell’Ambiente. Che ritiene di dover ricevere un assegno di 3,4 miliardi a copertura di danni ambientali provocati dalla chimica Snia nei siti produttivi di Brescia, Torviscosa (Udine) e Colleferro (Roma).
La particolarità della vicenda sta tutta nel fatto che Sorin e Snia non hanno più legami da oltre undici anni a seguito della scissione tra il ramo biomedicale e quello chimico (in forte sofferenza) voluta dall’allora azionista di maggioranza, la Hopa, la holding bresciana una volta controllata dal finanziere Emilio Gnutti. Sull’operazione è ancora aperta un’inchiesta della Procura di Milano, che aveva acceso un faro sui beni e sui valori di conferimento degli attivi passati dalla Snia, dichiarata poi insolvente, alla controllante Sorin, indagando 25 persone.
Eppure Snia, ora in amministrazione straordinaria con la nomina di un commissario governativo che sta tentando una difficile operazione di rilancio, nel 2012 ha citato in giudizio la sua ex controllata Sorin ritenendola responsabile «in solido» dei danni ambientali prodotti dalla sua attività.
Tuttavia già due tribunali — il foro di Milano e quello di Udine — si sono espressi ritenendo Sorin non imputabile di danni pregressi riconducibili alla sua ex capogruppo. Ora però la società biomedicale sarà costretta a presentare le sue contro-deduzioni al tribunale di Milano che dovrà esprimersi e chiarire se accogliere o meno i rilievi dell’Avvocatura generale dello Stato in rappresentanza del ministero dell’Ambiente .

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ai tempi delle grandi manifestazioni contro la stretta cinese, le file degli studenti di Hong Kong a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’ingresso nel tempio della finanza tradizionale pompa benzina nel motore del Bitcoin. Lo sbarco s...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’Internet super-veloce e la fibra ottica sono un diritto fondamentale, costituzionale, che va ass...

Oggi sulla stampa