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Sorgenia, vertice con le banche L’ipotesi della conversione

MILANO — La linea delle banche sulla crisi di Sorgenia, la società elettrica del gruppo Cir presieduto da Rodolfo De Benedetti, l’ha esplicitata sabato un big come Pierfrancesco Saviotti, amministratore delegato del Banco Popolare: «Non siamo intenzionati a fare regali a nessuno, nemmeno alla famiglia De Benedetti. Siamo disponibili, ma a condizione che il gruppo partecipi con una percentuale corretta. Non possiamo essere chiamati solo noi a fare sacrifici se l’imprenditore, che è il principale artefice, non ne fa». Sarà questo il tema del summit che si tiene stamattina a Milano tra le 21 banche creditrici — esposte per complessivi 1,86 miliardi — e i vertici di Sorgenia. Alla riunione, che potrebbe essere decisiva, parteciperanno i numeri uno di Mps, Unicredit, Banca Imi, Banco Popolare, Ubi Banca, Bpm e forse anche degli altri istituti coinvolti.
Toccherà alla Cir ufficializzare la decisione in merito al suo contributo alla salvezza del gruppo: Sorgenia deve tamponare almeno 600 milioni di debiti considerati in eccesso, altrimenti a metà marzo finirà i soldi e sarà costretta a portare i libri in tribunale. Le banche sono disposte a fare la propria parte stralciando circa 300 milioni di prestiti, da trasformare in azioni o in «nuovi strumenti partecipativi». Alla Cir chiedono però di mettere 150 milioni di aumento di capitale e spingono perché De Benedetti usi parte dei 330 milioni netti incassati con il Lodo Mondadori. Gli altri 150 milioni verrebbero trasformati in un prestito “convertendo” o stralciati. Cir invece non vorrebbe mettere sul piatto più di 100 milioni anche perché il socio di Sorgenia al 46%, la società austriaca Verbund, ha già detto che non si impegnerà ancora, avendo svalutato a zero la partecipazione. Se passerà la linea di Cir, le banche potrebbero convertire solo 200 milioni. A seconda di come finirà la trattativa, potrebbero arrivare al 67% di Sorgenia, con Cir in minoranza. In altri scenari l’azienda resterebbe nelle mani dei De Benedetti, sia pure con una quota azionaria ridotta, e dell’amministratore delegato Andrea Mangoni (ex Telecom Italia, ex Acea). L’orientamento delle banche sarebbe quest’ultimo, ha fatto capire sabato Saviotti, visto che non sarebbe stato chiesto un cambio di strategia di Sorgenia. Ma sul punto non ci sarebbe ancora unanimità tra i banchieri.
I debiti di Sorgenia risalgono a metà degli anni Duemila quando il gruppo avviò la costruzione di quattro centrali a gas a ciclo combinato, finanziate in project financing . Ma da un lato il boom della rinnovabili, dall’altro il Pil in calo in Italia hanno ridotto la produzione al 20% circa della capacità. Per questo già a fine dicembre Mangoni aveva chiesto alle banche una moratoria (standstill) fino a luglio 2014, nell’ambito del piano di ristrutturazione che prevede fra le altre cose la cessione del ramo delle rinnovabili in Italia e in Francia e dell’attività di esplorazione e produzione di idrocarburi, un taglio del 20% dei costi e il contributo pubblico del «capacity payment» alle centrali a gas.

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