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Sorgenia, nulla di fatto al vertice con le banche

MILANO
— Entra nel vivo la trattativa tra le banche creditrici e il gruppo Sorgenia, l’utility controllata dalla famiglia De Benedetti, uno dei principali operatori privati italiani nella produzione e vendita di energia. Secondo fonti finanziarie, i due fronti sono divisi su più di un punto, ma gli incontri procedono serrati; l’ultimo ieri mattina che si sarebbe concluso ancora con un nulla di fatto.
Il nodo è quello dell’indebitamento. Sorgenia è gravata da una posizione finanziaria negativa
per 1,8 miliardi. Nonostante abbia un parco di centrali a gas tra le più efficienti, in questo momento la domanda di energia è in calo, soprattutto a causa del minor fabbisogno da parte dell’industria dovuto alla recessione economica. Inoltre la domanda di energia è soddisfatta per buona parte dalle fonti rinnovabili e dalle centrali a carbone, per cui l’utilizzo delle centrali a gas in Italia è ben al di sotto del 30-40 per cento. In altre parole, le centrali a gas di Sorgenia lavorano poco, incidendo sulla redditività del gruppo. Da qui un risultato netto negativo che nei primi nove mesi è arrivato a 434 milioni.
L’amministratore delegato, Andrea Mangoni, già manager di Telecom Italia, ha presentato un nuovo piano industriale che prevede il rientro nei prossimi anni ma necessita di una ristrutturazione del debito, con almeno 600
milioni considerati in eccesso. Ma sul “come” Sorgenia e le banche, pur con qualche passo avanti rispetto ai primi incontri, la vedono diversamente.
A quanto risulterebbe, gli istituti di credito (con in testa Mps, Unicredit, Intesa e Mediobanca) hanno chiesto al gruppo Cir (la holding della famiglia De Benedetti che controlla tra gli altri anche il gruppo editoriale L’Espresso) di assicurare almeno
150 milioni di nuova finanza. Una proposta che i vertici del gruppo hanno fino ad ora respinto. Anche perché con la conversione di buona parte del debito in azioni, le banche salirebbero in maggioranza, mentre Cir scenderebbe a una quota attorno al 30 per cento del capitale di Sorgenia. Al momento, Cir si è detta disponibile a iniettare non più di 100 milioni per ricapitalizzare
Sorgenia.
Il caso è diventato anche politico. Il gruppo Cir è stato accusato di fare pressioni per ottenere dal governo il cosiddetto
capacity payment, una sorta di contributo pubblico alle aziende di settore per mantenere in esercizio gli impianti anche se non vengono chiamati a produrre energia. Accuse cui ha replicato con una lettera al Corriere della Sera il presidente di Cir, Rodolfo De Benedetti. Il quale ha sottolineato come il capacity sia uno strumento «in corso di azione anche in altri Paesi d’Europa» per «garantire la sicurezza della rete compensando gli sbalzi della domanda e in particolare l’intermittenza delle fonti rinnovabili, non programmabili e cresciute in misura superiori alle previsioni». Inoltre, ha ricordato come «il provvedimento riguardi determinati impianti di generazione e non le aziende» e come «le centrali coinvolte nel capacity payment siano numerose e di dimensioni anche maggiori» rispetto a quelle di Sorgenia.

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