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Sorgenia, le banche firmano con F2i «Ecco perché abbiamo scelto loro»

«Una ristrutturazione realizzata dalle banche in modo lungimirante e diverso dal solito, un management che ha svolto un lavoro eccellente e un mercato energetico con la crisi ormai alle spalle». Ecco i tre fattori che secondo Angelo Barbarulo, presidente di Sorgenia Holding (il veicolo con cui Mps, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Unicredit e Ubi Banca controllano la stessa Sorgenia), hanno permesso al gruppo guidato da Gianfilippo Mancini di realizzare un turn around che può essere considerato «un caso di scuola» anche per il futuro. L’operazione ha visto, come ultimo atto, la cessione a F2i-Asterion (con un completo recupero dei crediti e il rimborso integrale dell’equity alle banche), la cui finalizzazione è prevista a marzo, dopo un processo di vendita durato un anno.

«Quando nel marzo 2015 sono entrate le banche la posizione finanziaria netta era di 1,71 miliardi – sottolinea Barbarulo, che nella holding è espressione di Mps, gruppo in cui ricopre diversi ruoli di rilievo – da essa vanno tolti l’aumento di capitale da 398 milioni con cui abbiamo convertito i crediti in equity e la cessione di asset per 222 milioni. Oggi i debiti netti sono di 650 milioni: grazie a cash flow crescenti Sorgenia ha restituito alle banche 660 milioni, oltre a oneri finanziari e commissioni per 92 milioni, riuscendo anche a effettuare gli investimenti che la rendono la prima digital energy company italiana con quattro impianti a gas super flessibili».

Una strategia diversa

Quello di oggi era uno scenario difficilmente immaginabile nel 2014, quando la crisi di Sorgenia ha iniziato manifestarsi. «Al tempo eravamo convinti che la strada da seguire fosse quella della valorizzazione e del rilancio della società. Poi, la consapevolezza sui numeri finali è arrivata nel tempo e la ripresa del mercato energetico ha aiutato. – racconta il banchiere – Un “file” di questo genere solitamente per le banche è il classico Utp (Unlikely to pay, ndr), che finirebbe per essere venduto a sconto. In questo caso la dimensione del debito ha suggerito una soluzione diversa, ma anche nelle ristrutturazioni aziendali il più delle volte l’esito finale è una liquidazione e anche quando, in un numero limitato di casi, la società viene rimessa in bonis c’è stato spesso un sacrificio dei creditori». Che cosa ha permesso invece il pieno recupero della posizione su Sorgenia? Su questo punto, come riportato da Radiocor, Barbarulo è chiaro: «Le banche hanno deciso di agire con una strategia diversa dallo standard. Di solito, nel caso di una ristrutturazione, l’imprenditore rimane e le banche sono soci silenti, anche perché il loro mestiere non è quello di amministrare le aziende». In questo caso invece «hanno preso il 100% del capitale, hanno visto il potenziale che l’azienda, purtroppo appesantita dal debito, non riusciva ad esprimere, e hanno nominato un management all’altezza che ha potuto lavorare con serenità per cinque anni. È stato un processo condiviso, cosa non scontata, che poi ha visto gli istituti stessi agire in modo lungimirante e senza essere né invadenti né ingordi: hanno saputo rinunciare a una parte dei flussi di cassa generati da Sorgenia per permetterle di investire e di svilupparsi».

Perché l’offerta F2i-Asterion

Infine, a dicembre, è stata accettata l’offerta di F2i, che valorizza la società poco più di un miliardo, di cui circa 650 milioni di debito e 400 circa di equity value. L’accordo vincolante è previsto entro fine gennaio, al massimo la prima settimana di febbraio, e poi c’è il tema Antitrust che richiederà un paio di mesi, «quindi possiamo immaginare che da marzo ogni momento è buono per il closing». Tra alcuni acquirenti ha destato perplessità la velocità della scelta di F2i-Asterion, avvenuta quattro giorni dopo la presentazione delle offerte vincolanti. «In un processo di vendita la decisione viene presa in fretta solo se hai costruito un percorso efficace e trasparente: è stato il nostro caso, avevamo tutti gli elementi per decidere e lo abbiamo fatto. – risponde Barbarulo – La scelta è ricaduta su F2i non soltanto per il valore economico dell’offerta, visto che anche altre proposte non erano così distanti, ma anche per la semplicità dell’execution e per il progetto industriale importante che c’è dietro». Con esso, infatti, Sorgenia «mantiene la sua integrità, con vantaggi per tutti gli stakeholder, per i dipendenti e per i creditori: c’è valore per tutti, anche per il sistema Paese».

I manager e gli incentivi

Secondo il banchiere anche la struttura di governance e il management di Sorgenia hanno giocato un ruolo rilevante: «La società ha una prima fila di manager molto bravi e l’ad Mancini ha svolto un lavoro eccezionale, specie sul fronte dell’innovazione, in un momento difficile». Anche per questo, ad essi è stato corrisposto un premio per il turn around realizzato e la conseguente valorizzazione garantita alle banche socie. «Ritengo che i manager possano gestire molti tipi di aziende. Se fai un’operazione come questa è necessario e giusto costruire un sistema incentivante d’accordo con i soci. Il meccanismo di management fee riguardava una ventina di manager, tra cui l’ad, ed era parametrato su due elementi: l’andamento dell’azienda, che veniva valutato periodicamente, e il valore della sua eventuale cessione. – conclude Barbarulo – Alla fine, l’eccezionalità del risultato raggiunto consentirà al management di percepire un premio pari all’1% dell’enterprise value implicito nella vendita. È stato un meccanismo trasparente che, tra gli altri, ha determinato il successo finale dell’operazione».

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