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Sorgenia, intesa sul debito Cir e Verbund usciranno le banche saranno azioniste

Anche le ultime banche creditrici di Sorgenia hanno firmato, ieri pomeriggio, l’accordo di ristrutturazione del debito societario, pari a 1,8 miliardi di euro. Messa nero su bianco l’intesa, la società di energia partecipata da Cir (53%) e dall’austriaca Verbund (46%) s’appresta a cambiare azionariato, poiché è prevista tra l’altro una ricapitalizzazione da 400 milioni riservata alle 21 banche finanziatrici, che convertiranno parte dei crediti erogati a Sorgenia spa in capitale. L’operazione segue la normativa «ex art. 182 bis», che disciplina in forma negoziale i risanamenti di aziende. Una volta perfezionata l’operazione, «in particolare con la sottoscrizione dell’aumento di capitale da parte dei nuovi azionisti dopo l’omologa ex 182 bis — riporta una nota congiunta — Cir, Sorgenia Holding e Verbund non deterranno più azioni di Sorgenia». Sorgenia Holding è il veicolo attraverso cui il gruppo della famiglia De Benedetti e i partner austriaci controllano Sorgenia. Il completamento dell’operazione «potrebbe avvenire intorno alla fine dell’anno », per passaggi successivi che saranno comunicati al mercato.

L’intesa perfezionata ieri prevede, inoltre, la conversione di crediti bancari per 200 milioni in un prestito convertendo, e un accordo di moratoria ( stand still ) che Sorgenia ha sottoscritto con gli stessi istituti finanziatori. Ai soci uscenti è stata riconosciuta una clausola di earnout : prevede che «in caso di distribuzioni e/o realizzi futuri, Sorgenia Holding e Verbund ricevano il 10% dell’importo ottenuto, che superi quanto sottoscritto dalle banche finanziatrici capitalizzato al 10% annuo».
La procedura è stata coordinata dallo studio legale Lombardi Molinari Segni che assiste i creditori, mentre Cir è seguita da Bonelli Erede Pappalardo e Sorgenia da Latham & Watkins. La firma, originariamente prevista il 10 luglio, è giunta al termine di una complessa trattativa durata circa sei mesi. Le principali banche creditrici della società guidata dall’ad Andrea Mangoni sono Monte dei Paschi (600 milioni), Intesa Sanpaolo (371 milioni), Unicredit (180 milioni), Ubi (180 milioni), Bpm (177 milioni), Banco popolare (157 milioni). Il piano dei creditori, che dovrebbe puntare sulla riduzione del debito e il taglio dei costi per Sorgenia, ipotizza un nuovo veicolo controllante, che potrebbe avere quale primo azionista Mps con il 22%, seguito da Ubi con il 18%, Banco popolare (11,5%), Unicredit (9,8%), Intesa Sanpaolo (9,7%), Bpm (9%). La partecipazione più che proporzionale di Ubi, rispetto al debito, si spiega con il fatto che l’esposizione in corso di riassetto è quella di Sorgenia spa, pari a 818 milioni, di cui Ubi ha una fetta più alta (150 milioni).
Nata nel 1999 mentre si sviluppava il mercato libero dell’energia in Italia, Sorgenia è tra i primi operatori nell’elettricità e nel gas naturale con circa 400.000 clienti e impianti per 3.200 Mw di potenza installata.
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