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Sorgenia, firmato lo «standstill» Le banche incontrano Mangoni

Oggi la firma dello standstill tra le 21 banche creditrici e Sorgenia e del term sheet per il riassetto del gruppo energetico; domani un primo incontro, a valle dell’intesa, tra l’ad Andrea Mangoni e i principali banchieri, subito dopo l’esecutivo dell’Abi. Salvo colpi di scena, dovrebbe essere questa la tabella di marcia delle prossime 48 ore, che sanciranno il passaggio di Sorgenia, fino ad oggi controllata da Cir (con il 53%) e Verbund (con il 46%), al sistema bancario. È bene precisare che già una decina di giorni fa l’accordo sembrava alla firma, ma improvvisi imprevisti di carattere tecnico-legale avevano richiesto ulteriori approfondimenti; in più, sempre settimana scorsa, si è colta l’occasione per permettere l’approvazione dello stand still dai comitati crediti di diversi istituti, un passaggio che verrà completato a breve. Questa volta, tuttavia, la giornata odierna viene indicata da più fonti come quella buona per firmare stand still e term sheet tra banche e soci: due documenti che permetteranno una ristrutturazione in bonis del debito da 1,8 miliardi di euro del gruppo energetico, sotto l’ombrello dell’articolo 182 bis. Ciò richiedere l’omologa, da parte del tribunale di Milano, del piano di risanamento della società, che negli ultimi due anni ha pagato l’esposizione sui cicli combinati a gas e il crollo del mercato energetico, giunto al picco del ciclo degli investimenti. A settembre avverrà il closing vero e proprio del negoziato. L’accordo tra banche e soci, frutto di un lungo lavoro di mediazione tra Cir, prima con lo steering committee bancario (comprendente i sei istituti maggiormente esposti sulla capogruppo, ovvero Mps, Ubi Banca, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare e Bpm, oltre a Mediobanca) e poi con il socio austriaco Verbund, prevede che 19 istituti creditori convertano 400 milioni di euro di crediti in azioni attraverso un aumento di capitale di pari importo. Allo stesso tempo, la manovra finanziaria legata allo stand still prevede che altri 200 milioni di debiti verranno commutati in un convertibile, mentre dal consorzio bancario verrà fornito denaro caldo per 256 milioni.
Dal punto di vista degli equilibri azionari, invece, le banche saliranno al 98%, anche se non è escluso che arrivino al 100% lasciando di fatto in mano a Cir e Verbund il 2% soltanto in termini di diritti per un eventuale incasso in caso di vendita della società. A quest’ultimo passaggio sarà anche legato il cosiddetto earn out per i soci storici: cioè, rimborsato il debito e remunerato al 10% il capitale investito oggi dalle banche, Cir e Verbund riceveranno il 10% dell’eventuale plusvalenza legata alla cessione futura della società. Un diritto che avrà durata temporale illimitata.
Va ricordato che, ristrutturato il debito e vendute le energie rinnovabili, Sorgenia avrà una struttura patrimoniale più solida. Dal punto di vista industriale, nonostante il forte calo della domanda, la flessibilità dei cicli combinati di nuova generazione e il taglio dei costi permettono di guardare a un futuro con marginalità positiva, anche nel tentativo di conquistare nuovi clienti tra le imprese. Ciò in un’ottica di medio periodo in cui la società giocherà un ruolo nel consolidamento del settore. Anche di questo, probabilmente, discuteranno domani Mangoni e i principali banchieri, tra i quali Federico Ghizzoni, numero uno di Unicredit, nei giorni scorsi ha già sancito un sostanziale endorsement per l’attuale ad e presidente come capoazienda della nuova Sorgenia.

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