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Sorgenia, Cir e Verbund passano il timone alle banche

Sorgenia è pronta per ripartire. Il nuovo percorso è iniziato ieri, dopo la firma giunta sul filo di lana di Akros, Raiffeisen, Etruria e Ifitalia, l’ultimo drappello di banche che non aveva ancora sottoscritto il term sheet per la ristrutturazione del gruppo dell’energia. Cioè l’accordo quadro tra il plotone di 21 istituti che nel tempo hanno finanziato la società esposta per 1,8 miliardi e gli attuali azionisti Cir, Sorgenia holding e l’austriaca Verbund. Nello stesso tempo Sorgenia ha siglato con le banche anche un accordo di moratoria (standstill ) sul rimborso delle rate del debito. Due passaggi chiave che adesso consentono di voltare pagina. A breve partirà il lavoro dell’amministratore delegato Andrea Mangoni che manterrà le redini del gruppo e dovrà preparare con le banche il piano da presentare al Tribunale di Milano, nell’ambito della richiesta di omologa del progetto di ristrutturazione ex 182 bis. A ruota seguirà l’ultima assemblea degli attuali azionisti di Sorgenia che dovrà votare in merito all’aumento di capitale da 400 milioni. Una volta ottenuta l’ok del Tribunale si completerà il passaggio della società sotto le insegne delle banche creditrici per 820 milioni verso la holding.
La manovra è di 600 milioni: 400 milioni di aumento di capitale attraverso la conversione di pari crediti in capitale e e la trasformazione di altri 200 in un prestito convertendo. Il risultato è che il primo azionista, almeno nella prima fase, sarà Mps (con una partecipazione stimata attorno al 22%), seguito da Ubi (poco sotto il 20%), Banco Popolare (circa 11%), Unicredit, Intesa Sanpaolo e Bpm (sotto il 10%). Cir e Verbund usciranno di scena. È però previsto che venga loro riconosciuto a titolo di earn-out, in particolare in caso di distribuzioni oppure di vendita futura, «il 10% dell’importo ottenuto che ecceda il capitale sottoscritto dalle banche capitalizzato al 10% annuo»
Per vedere il nuovo assetto bisognerà però aspettare la fine dell’anno, tra tempi delle assemblee e dell’omologa. Ma Sorgenia potrà ripartire subito con un debito sostenibile che scenderà attorno a un miliardo dopo la cessione, ormai instradata, di Sorgenia Green al fondo Macquarie per circa 250 milioni. Le controllate Sorgenia Puglia e Sorgenia power sono già state poste in sicurezza con il riscadenziamento al 2025 e 2019 dei 900 milioni di finanziamento in project.

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