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Sorgenia chiede alle banche creditrici ristrutturazione e moratoria sul debito

MILANO — Nuovo piano industriale per Sorgenia e apertura di una trattativa per la ristrutturazione del debito da 1,7 miliardi con le banche creditrici. Con la richiesta di una moratoria almeno fino al luglio dell’anno prossimo per garantire la piena operatività. Sono queste le proposte avanzate dalla società controllata dal gruppo Cir (di cui fa parte anche la casa editrice di Repubblica) e partecipata dall’operatore austriaco Verbund con una quota del 46%, per far fronte al calo di redditività. Proposte illustrate ieri in un incontro con i rappresentanti degli istituti di credito coinvolti. Il calo della domanda di energia elettrica — a causa della crisi e dal parallelo boom delle energie rinnovabili — ha messo in difficoltà le utility tradizionali: in particolare chi, come Sorgenia, produce energia elettrica con le centrali a ciclo combinato, usando il gas come combustibile. Il nuovo piano industriale al 2020, tenuto conto che la situazione del settore «permarrà ancora difficile almeno per i prossimi tre anni», prevede che la società si concentri sulle sue attività principali, per uscire da quelle secondarie. In buona sostanza, verranno venduti gli asset nelle rinnovabili: Sorgenia ha in portafoglio circa 8 megawatt di fotovoltaico e 115 megawatt di eolico in Italia più altri 174 megawatt circa in Francia in joint venture con il fondo Kkr. In tema di risparmi, verrà avviata la rinegoziazione del contratto di fornitura di gas per il parco centrali del gruppo, semplificata la struttura societaria e ridotti tutti i costi operativi del 20 per cento a partire dal 2014.
Il tutto per dare «priorità allo sviluppo commerciale sul mercato corporate (grandi imprese, pmi e partite iva) attività core di Sorgenia fin dalla sua costituzione», e per concentrarsi «sulle attività di generazione elettrica e sulla flessibilità dei quattro impianti a ciclo combinato realizzati dalla società negli ultimi anni», tenuto conto che «Sorgenia dispone del parco di generazione a gas tra i più nuovi, avanzati e sostenibili d’Europa». In altre parole: sono misure che avranno bisogno di tempo per produrre risultati efficaci. E sempre che le banche accettino le richieste avanzate dal management guidato da Andrea Mangoni. «Sorgenia — ha dichiarato la società — non prevede nel breve e nel medio periodo una ripresa della redditività operativa. Nel triennio 2014-2016, prevede di raggiungere un ebitda annuo intorno ai 110-120 milioni di euro, in linea con l’ebidta operativo
conseguito negli ultimi anni».
Sempre ieri, Sorgenia è stata al centro delle polemiche politiche. Il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta ha parlato di «scandalo in Commissione », cui si sono uniti esponenti del Movimento 5 Stelle e della Lega. Sotto accusa un emendamento alla legge di Stabilità che modifica gli “oneri di urbanizzazione” che i costruttori di centrali dovrebbero versare ai comuni che ospitano gli impianti. L’emendamento, di fatto, apre alla possibilità che in caso di contenziosi le parti possano accordarsi sull’entità del dovuto, non prevedendone più l’obbligatorietà. Per le opposizioni questo sarebbe un favore a Sorgenia che ha un contenzioso con il comune di Turano Lodigiano finito anche davanti al Tar: il quale ha dato ragione al Comune sull’esistenza dell’onere ma non sulla determinazione dell’ammontare.
All’esponente di Forza Italia, ha replicato l’azienda con una nota: «E’ falso che l’emendamento riguardi la sola Sorgenia, in quanto interessa tutti gli operatori del settore energetico per fare chiarezza sulle norme, garantire certezza degli investimenti ed evitare infiniti contenziosi con gli enti locali. Ed è ancora più falso che il Tar del Lazio abbia condannato Sorgenia a pagare 22 milioni di euro, visto che il tribunale ha annullato la richiesta del comune di Turano, accogliendo il ricorso di Sorgenia. Ricordiamo, infine, che per la centrale del Lodigiano, Sorgenia aveva già concordato di versare 40 milioni di euro ai comuni del territorio a titolo di compensazione, andando ben al di là delle disposizioni di legge».

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