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Sorgenia, aumento da 200 milioni

La ristrutturazione del debito Sorgenia sta per entrare nella fase finale con i primi segnali di avvicinamento tra le posizioni della controllante Cir e delle banche, anche alla luce della forte crisi di liquidità del gruppo energetico, che richiede una soluzione a brevissimo termine o quanto meno uno stand still. Da una parte, infatti, nella riunione tenutosi ieri, gli istituti avrebbero abbassato a 150 milioni (dagli iniziali 300) le pretese sul contributo che dovrebbe arrivare dalla finanziaria della famiglia De Benedetti, ipotizzando uno stralcio del debito in eccesso (tra conversione in equity e altre operazioni) per circa 450 milioni. Dall’altra parte, secondo quanto risulta, la stessa Sorgenia avrebbe all’esame un’ipotesi di aumento di capitale da circa 200 milioni di cui si sarebbe discusso nel cda di lunedì scorso; il socio Cir è irremovibile nel partecipare all’aumento soltanto pro quota (cioè con il 53%), mettendo di fatto davanti alle proprie responsabilità l’altro socio Verbund, titolare del 46%.
Evidentemente ancora non c’è un accordo, ma da oggi a lunedì – quando è previsto un nuovo vertice tra banche e Sorgenia (il cui cda si riunirà poi mercoledì 5 febbraio) – il tentativo sarà quello di incrociare le due posizioni per imboccare il prima possibile un percorso di salvataggio in bonis della società. La procedura che verrà seguita dipenderà dall’eventuale intesa, ma è plausibile che si farà almeno un tentativo con l’articolo 182-bis della legge fallimentare. Un accordo di ristrutturazione del debito che prevede l’ok di tutte le 21 banche creditrici e un piano di risanamento approvato da un esperto nominato dalla società e l’omologa del Tribunale: una soluzione stragiudiziale, che proteggerebbe il gruppo dal fallimento e revocatorie per due anni ma che, nell’immediato, richiederebbe comunque la concessione dello stand still, perché per l’omologa del Tribunale potrebbero servire fino a due mesi.
Nel frattempo, nel vertice tra le principali banche creditrici tenutosi ieri, l’advisor Rothschild avrebbe illustrato i principali scenari per uscire dall’impasse. Lo stralcio di 600 milioni di debito richiesto da Sorgenia, secondo gli istituti, potrebbe essere raggiunto attraverso un contributo di Cir di almeno 150 milioni e circa 300 milioni di conversione in azioni (ma la strada degli strumenti partecipativi non sarebbe ancora esclusa); resterebbero altri 150 milioni che potrebbero essere stralciati o trasformati in un convertendo. In questo modo le banche prenderebbero il controllo del gruppo energetico. Il quadro è comunque provvisorio: la distanza tra le posizioni di alcuni istituti resta importante e i prossimi giorni serviranno anche a convincere le banche con le esposizioni medio-piccole (specie se si sceglierà l’articolo 182-bis, che richiede l’unanimità).
Sul fronte Sorgenia, invece, il cda di lunedì sera avrebbe esaminato l’ipotesi di un aumento di capitale da poco meno di 200 milioni, al quale Cir contribuirebbe per 100 milioni. Sarà la colonna portante della proposta di manovra finanziaria che verrà presentata lunedì alle banche. Ma sarà anche il modo per invitare, un’ultima volta, il socio Verbund a partecipare alla ristrutturazione del gruppo o a verificare se sul mercato ci sono altri investitori interessati a coprire l’inoptato.

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