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Sono sempre meno le imprese puntuali nel saldare le fatture

La difficoltà di agganciare la ripresa continua a pesare sulle tempistiche di pagamento. Secondo le rilevazioni di Cribis D&B (società del gruppo Crif specializzata nelle business information), a marzo 2014 solo il 38% delle imprese italiane ha pagato alla scadenza le fatture ai propri fornitori, un calo dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2013 (quando il dato si era attestato al 46%).

Crescono i ritardi gravi. Di pari passo sono arrivati al 16% i ritardi oltre i 30 giorni, con un balzo del 45,2% in un anno e del 192,7% rispetto al 2010 (nel primo trimestre di quattro anni fa i ritardi gravi erano limitati al 5,5% del totale). La fascia intermedia, di chi cioè ha pagato con un ritardo fino a 30 giorni medi, si è attestata infine al 45,9%. Dati che secondo Marco Preti, amministratore delegato di Cribis D&B, disegnano uno scenario in ulteriore peggioramento, anche perché giungono dopo un 2013, durante il quale «si è registrata una progressiva crescita dei ritardi gravi». Quanto all’evoluzione nell’anno in corso, «è difficile prevedere se questo trend resterà stabile nei prossimi mesi o se peggiorerà ancora». Per l’esperto, comunque, «è difficile ipotizzare una riduzione dei ritardi nei pagamenti e del livello medio di rischiosità commerciale del tessuto aziendale italiano».

Crescono i fallimenti, ma migliora il controllo sui pagamenti. Anche perché nell’ultimo anno i fallimenti sono aumentati del 14% e di oltre il 50% rispetto al 2009. Per altro, un recente studio sul credit management della stessa società ha rilevato che quattro aziende italiane su cinque hanno subito un grave insoluto nell’ultimo anno, e nel 40% dei casi si trattava di clienti con un’anzianità di fornitura superiore ai cinque anni, dato in crescita rispetto al passato. Tutti segnali di un contesto divenuto più rischioso. Ci sono però anche dei segnali positivi, anche se non a costo zero per le aziende. Negli ultimi anni le imprese italiane hanno messo sempre più il controllo sui pagamenti al centro della propria gestione finanziaria, come uno dei fattori decisivi per rimanere sul mercato. «Le imprese hanno investito molto in nuove strategie di gestione della clientela, come un più attento monitoraggio, nuove policy commerciali e, in alcuni casi, un ampliamento della struttura di credit management», sottolinea Preti. «Molto diffusa è anche l’adozione di procedure di recupero dei crediti più tempestive e strutturate».

Meglio le micro aziende. Tornando allo studio sui ritardi nei pagamenti, la palma della maggiore puntualità spetta alle micro aziende (39,8% quelle in regola), che tuttavia primeggiano anche nella classifica dei ritardi gravi (17,9%, con un balzo del 48% nel confronto a un anno), con il 42,2% di ritardi entro 30 giorni.

Situazione opposta per le imprese «large», puntuali solo nel 16,3% dei casi: il 75,2% salda entro un mese, solamente l’8,5% appartiene alla categoria cattivi pagatori, cioè quelli che pagano oltre il mese di ritardo. Rispetto a un anno fa, le imprese più grandi fanno registrare un aumento dei pagamenti puntuali del 16,3%, una diminuzione del 4,1% nella classe entro un mese, un aumento del 12,4% in corrispondenza dei ritardi gravi.

Infine, l’analisi dei pagamenti commerciali per aree geografiche rivela che le imprese del Nord hanno una maggiore propensione a rispettare i termini pattuiti (46,9% di realtà puntuali nel Nordest) e a contenere il ritardo, mentre nel Mezzogiorno i pagamenti sono meno puntuali (appena il 25,1% di pagamenti nei tempi prestabiliti).

La palla al piede della p.a. Se la situazione dei pagamenti commerciali è difficile, quella relativa ai debiti contratti dalla pubblica amministrazione verso i fornitori è addirittura drammatica. Secondo una rilevazione della Cgia di Mestre su dati Intrum Justitia, nel primo trimestre dell’anno nessuno nell’Unione europea ha fatto peggio di noi: con 165 giorni superiamo persino la p.a. greca, che salda le fatture dopo 155 giorni e quella portoghese, dopo 129. La media dell’area è, invece, 58 giorni. Rispetto al 2009, solo in Italia e in Spagna – tra i grandi Paesi del Vecchio continente – i tempi medi di pagamento del pubblico sono aumentati: da noi di 37 giorni, in Spagna di 15, mentre la media Ue ha registrato una contrazione di 9 giorni. Anche se, rispetto al 2013, grazie alla nuova normativa che ha recepito la Direttiva europea contro i ritardi dei pagamenti, i tempi di pagamento della nostra p.a. si sono accorciati di cinque giorni. L’apertura della procedura d’infrazione da parte dell’Europa promette di ridurre ulteriormente il gap, ma secondo la Cgia la vera svolta potrà arrivare quando sarà completamente a regime l’obbligo di fatturazione elettronica, entrato in vigore per i primi uffici pubblici a giugno.

La situazione è particolarmente difficile per i fornitori del Ssn. Un’altra indagine di Cribis D&B rileva che nel primo trimestre 2014 nessuna Asl in Italia ha pagato i propri fornitori alla scadenza (la media delle imprese italiane puntuali invece è il 38%), mentre il 60,4% delle aziende sanitarie ha pagato con un ritardo fino a 30 giorni (la media italiana è di 46,8%) e il 39,6% con oltre un mese di ritardo (media italiana 16,2%). Di positivo c’è un miglioramento della performance rispetto a cinque anni fa: i ritardi oltre i 30 giorni nei pagamenti delle Asl ai loro fornitori sono scesi dall’87% del 2009 al 39,6% di oggi, mentre è aumentata l’incidenza dei ritardi entro i 30 giorni.

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