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Sondrio, spunta il comitato autonomista

La trasformazione in Spa di Banca Popolare di Sondrio è ormai all’orizzonte, visto che a fine anno scatterà l’obbligo imposto dalla riforma firmata dall’allora Governo Renzi. Ma in Valtellina c’è chi non vuole arrendersi del tutto a questo scenario. E così, alcuni soci capitanati dall’economista Marco Vitale sono pronti a ridare battaglia. L’ultimo atto volto a «garantire l’autonomia» della Banca Popolare di Sondrio è stato firmato così a fine agosto, con la nascita di un “Comitato per sostenere l’autonomia e l’indipendenza” della banca valtellinese. Obiettivo ultimo: far confluire in una cooperativa quanti più soci possibile dei circa 160mila odierni della popolare, così da avere voce in capitolo nella futura Sondrio Spa. L’ipotesi, nelle intenzioni dei promotori e obiettivo a dir poco sfidante, è di poter rastrellare un 20% del capitale della banca, quota ritenuta «sufficiente».

Il Comitato, il cui atto di costituzione Il Sole 24Ore ha potuto visionare, vede tra i promotori il presidente temporaneo Stefano Zane, socio dello studio Vnz, e l’economista Marco Vitale, già autore, assieme ad altri azionisti, dei plurimi ricorsi anti-Spa presentati alla Corte costituzionale italiana, alla Corte di giustizia europea, al Consiglio di Stato: un lungo iter legale al termine del quale è stata confermata la costituzionalità e la legalità della riforma sulle Popolari. Assieme a loro altri tre nomi noti dell’imprenditoria e della comunità valtellinese.

Il progetto di fondo del Comitato punta a conciliare la trasformazione in Spa di Sondrio «con la difesa della sua autonomia, della sua struttura popolare e delle sue caratteristiche di banca legata al territorio». Per fare ciò, Vitale e soci mettono in campo tre opzioni: una prima ipotesi, che viene definita «operazione minima di difesa» prevede di fatto solo interventi statutari prima della trasformazione in Spa, come il voto maggiorato per i vecchi socie misure che «scoraggino altrimenti sicure aggressioni da parte di soggetti che aspireranno ad acquisire il controllo» della banca. La seconda ipotesi, che presuppone «la Banca come parte attiva», vede la creazione di una cooperativa in cui far confluire i 160mila soci: la coop controllerebbe la sottostante Banca Spa con almeno il 51% del capitale. La terza ipotesi, realizzabile secondo i firmatari «anche in assenza di ogni iniziativa da parte della banca», prevede la creazione di una Newco cooperativa in cui far confluire le quote dei soci ex popolari, con una quota del 20-30% del capitale della Spa, mentre il resto rimarrebbe in mano al mercato.

Ora resta da capire quali saranno i possibili impatti e punti di caduta dell’iniziativa. La costituzione del Comitato, a quanto risulta al Sole 24Ore, è stata reso nota ai vertici della Popolare, Venosta e Pedranzini. Ma non sarebbe stata condivisa con il primo socio della banca, la Unipol, che detiene il 9% e che punta ad avere un peso nelle scelte future di Sondrio, avendo giù un 20% di Bper. C’è poi il tutt’altro che trascurabile fattore Bce: qualsiasi partecipazione oltre quota 10% deve essere infatti autorizzato da Bce e Bankit. Quale sarà l’approccio della Vigilanza, forte sostenitrice della riforma Spa, di fronte a tale ipotesi (tecnicamente tutta da esplorare)? Domande che dovranno trovare risposta nelle prossime settimane. Di certo nella telenovela della trasformazione in Spa della Banca Popolare di Sondrio si aggiunge una nuova, inattesa, puntata.

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