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Sondrio e il riassetto del credito: finisce l’era di due banche in Valtellina

A parte Milano, è rimasta l’unica città italiana ad “avere” due banche. E per giunta entrambe quotate in Borsa. Ma ora anche per la piccola e tranquilla Sondrio (20.000 abitanti in città, 180.000 in tutta la provincia) si tratta di fare i conti con la realtà. Prendendo atto che la storica riluttanza alla crescita dimensionale attraverso aggregazioni, nel nome della valtellinesità, non ha più senso nella nuova arena della competizione bancaria. Senza la riforma Renzi, che ha decretato l’obbligo di trasformazione in S.p.A. per le maggiori banche cooperative, quella battaglia di retroguardia forse poteva andare avanti ancora per qualche anno mantenendo lo status quo grazie al voto assembleare delle migliaia di soci clienti e dipendenti. Ma una volta che una banca popolare si trasforma in S.p.A., come ha dimostrato il caso Ubi e ora quello del Credito Valtellinese, cadono le barriere del voto capitario e si entra inesorabilmente nel mirino dei grandi investitori e delle grandi banche che vanno a caccia delle prede di taglia medio-piccola.

Pochi anni fa nessuno avrebbe pensato che il CreVal si trovasse oggi alle prese con l’Opa dei francesi del Credit Agricole e con un’azionariato di investitori che comprende un imprenditore francese, capitalisti russi e hedge fund anglosassoni. A breve si apriranno le danze anche sulla Popolare Sondrio che, dopo una lunga battaglia giuridica, entro fine anno dovrà rassegnarsi alla trasformazione in società per azioni. Nel capitale della Sondrio per ora c’è di “fuori-valle” c’è solo il fondo Amber, ma a breve inevitabilmente spunteranno altri investitori che spingeranno la banca verso un’aggregazione.

Sondrio e la Valtellina perderanno le proprie banche? Molto dipenderà dall’esito dell’offerta di Agricole sul CreVal. Se i fondi la rifiuteranno, non sarà certo per mantenere la banca stand alone ma per puntare su un’aggregazione che valorizzi di più le loro azioni CreVal. E un’ipotesi è proprio quella di una fusione con i cugini della nuova Popolare Sondrio S.p.A. che, a causa delle sovrapposizioni di sedi e rete territoriale, è la combinazione che garantisce le maggiori sinergie di costo. A meno che anche la Popolare non diventi subito target di qualche grande banca.

Per la città di Sondrio, è ormai quasi certo che in futuro non potrà più contare su due banche. E forse neanche su una.

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