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Sondate le banche estere, l’ipotesi del fondo di risoluzione

O tutti o nessuno. Sul salvataggio delle due ex popolari venete – tramite soluzione privata ma di sistema (un mezzo paradosso) – la palla è nel campo del Tesoro, che però stando alle dichiarazioni del ministro Padoan prontamente raccolte dalla Commissione europea sembra sul punto di giungere a un accordo con Bruxelles e Francoforte sullo schema di salvataggio di Vicenza e Montebelluna.
Quale? Le opzioni teoriche sono parecchie, quella che in pratica verrà adottata è ancora in via di definizione. Con un elemento di certezza, però: il fronte bancario è in ordine sparso. UniCredit e Intesa sono disponibili mentre tra le medie prevale la freddezza. Dunque la rosa delle possibilità si assottiglia: o un intervento volontario per pochi, o un intervento obbligatorio per tutti. Delle due è più probabile che si materializzi quest’ultima, visto che di fronte a una scelta volontaria di pochi anche gli istituti più determinati potrebbero fare un passo indietro. Troppo rischioso, in quel caso, approvare una delibera che espone la banca a un intervento di scarsissimo appeal, che al massimo si qualifica come male minore: un domani qualunque azionista potrebbe, a buon diritto, chiederne conto. Di qui la possibilità, concreta, che si ricorra a una soluzione forzosa, magari richiamando una o più verosimilmente due annualità del Fondo di risoluzione, visto che all’appello mancano 1,25 miliardi, al netto di uno sconto che il Mef sta tentando di ottenere: operativamente basterebbe l’invio di una e-mail certificata da parte dell’Autorità di risoluzione e le banche sarebbero costrette all’esborso. Meno neutrale sarebbe l’impatto sui conti delle banche, che sarebbero così nuovamente chiamate a intervenire per coprire buchi lasciati da altri istituti e altre gestioni. Altro punto da approfondire è se questo tipo di strumento venga ritenuto idoneo da Bce e Dg Comp.
Dettagli, questi, che ieri non sono approdati sul tavolo del cda di Intesa Sanpaolo, dove tuttavia il tema delle venete è stato inserito al volo tra le comunicazioni del ceo. «Il nostro presidente, il nostro amministratore delegato e l’intero cda stanno seguendo il dossier con attenzione, con competenza e con senso di responsabilità istituzionale», ha detto ieri Giovanni Costa, consigliere di Intesa Sanpaolo (peraltro veneto) all’uscita della riunione del board. Non ha aggiunto altro, ma a quanto risulta a Il Sole durante il cda si sarebbero ripercorsi i numerosi interventi già sostenuti dalla banca a favore del sistema e in particolare delle venete, un impegno superiore al miliardo a cui la banca sarebbe disposta ad aggiungere qualcosa solo a due condizioni: che sia l’ultima volta e che lo sforzo sia collettivo, pur proporzionalmente. Una posizione, questa, che non pare distante da quella espressa a più riprese dal ceo di UniCredit Jean Pierre Mustier, disponibile a fare la sua parte nell’ottica del prevenire-meglio-che-curare ma solo a patto che «buona parte» del settore sia coinvolto.
Le disponibilità però faticano a essere raccolte. A torto o ragione, ogni banchiere ha un buon motivo per chiamarsi fuori: la terza banca italiana BancoBpm, è impegnata sulla via dell’integrazione (di ieri la cessione di oltre 600 milioni di Npl ad Algebris), Mps a sua volta lotta per la sopravvivenza, Ubi è impegnata «nell’altro progetto delle bridge banks e nell’aumento di capitale», ha ricordato ieri il presidente del Coniglio di Sorveglianza, Andrea Moltrasio, aggiungendo che il dossier delel venete «non è nel nostro raggio d’azione e di pensiero». Pop. Sondrio, Creval e Bper – che non risultano essere state contattate – sono concentrate sulle proprie operazioni di razionalizzazione. La cronaca delle ultime ore, secondo quanto risulta a più fonti vicine alla trattativa, parla però di una serie di contatti con le banche estere presenti in Italia, cioè Crédit Agricole, Deutsche Bank e Bnl-Bnp Paribas; la prima è a sua volta impegnata nell’operazione su CariCesena-Rimini e San Miniato, le altre avrebbero invece dato segnali di apertura: Deutsche a patto che l’intervento sia corale, Bnl-Bnp in virtù dello storico rapporto di collaborazione che la lega con la Vicenza, su cui peraltro sarebbe anche esposta dal punto di vista obbligazionario.

Luca Davi
Marco Ferrando

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