Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

“Soluzione buona per dare ossigeno alle imprese”

Rainer Masera è stato tra i primi a sostenere la necessità di creare anche in Italia una bad bank. È uno strumento che conosce bene. Da amministratore delegato di Imi Sanpaolo decise di portare in cda l’acquisto del Banco di Napoli solo dopo aver studiato a fondo la Sga, la bad bank dove erano finiti i crediti dubbi del Banco. La Sga peraltro, gestita con molta oculatezza e sotto lo stretto controllo della Banca d’Italia, recuperò l’80% del valore di quei crediti malati. «Adesso — dice Masera — è arrivato il momento di agire. Bisogna liberare le banche dal peso dei crediti problematici per ridare fluidità ai crediti nuovi, soprattutto alle piccole e medie imprese ».

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha detto che il governo sta studiando la cosa e il governatore della Banca d’Italia ha dato anch’egli qualche segnale in questa direzione. Perché ora? «Perché il flusso dei crediti difficili sta rallentando, perché tra basso prezzo del petrolio e quantitative easing della Bce l’economia ricomincia a muoversi, perché la valutazione della qualità degli attivi delle banche effettuata dalla stessa Bce nei mesi scorsi offre una base per la valutazione dei crediti difficili».
Nel sistema bancario italiano tra sofferenze vere e proprie e crediti problematici ci sono 300 miliardi di euro che sono usciti dalle banche e non stanno tornando indietro. Come si affronta questa montagna?
«Il modello non può essere quello utilizzato per la Sga del Banco di Napoli, né quello adottato gli anni scorsi da Spagna e Irlanda, finanziato dalle istituzioni europee e gestito dai rispettivi governi. Oggi bisogna adottare un schema più di mercato».
Nel senso che i soldi non li mette il governo né l’Europa ma il mercato?
«Nel senso che dovremmo seguire un po’ di più il modello americano. Una sola bad bank per piccole, medie e grandi banche metterebbe insieme cose troppo diverse da loro. Allora è meglio che gruppi di banche omogenee creino un veicolo apposito e a questo soggetto conferiscano i crediti problematici a valori definiti utilizzando i criteri della asset quality review della Bce e infine che lo Stato intervenga garantendo in tutto o in parte quei valori. A quel punto quei crediti possono essere offerto a operatori del settore oppure cartolarizzati e ceduti agli investitori istituzionali. In questo modo di bad bank che ne sarebbe più d’una, ciascuna espressione di un gruppo di banche, ma tutte organizzate secondo uno schema unico, costruito e rigorosamente vigilato dalle autorità».
Il rischio per le casse pubbliche comunque resta.
«Assai meno alto di quello che si può pensare. Se, come sembra, l’economia si sta riavviando, molti debitori che fino ad oggi non hanno potuto rispettare le scadenze magari nei prossimi mesi potranno ricominciare a farlo».
Perché le banche dovrebbero creare un veicolo apposito mettendosi insieme?
«Perché le banche piccole e medio piccole non hanno le dimensioni per mettere insieme pacchetti di crediti deteriorati interessanti per il mercato. Le banche medio grandi e grandi possono valutare se fare ciascuna per conto suo o meno, ma lo schema e la garanzia dello Stato possono servire anche a loro».
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È un falso dilemma» che la Bce abbia un solo mandato e la Federal Reserve due. Anche la Banca ce...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un intervento normativo finalizzato a favorire il rafforzamento patrimoniale delle società di capit...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scuola e lavori pubblici, settore residenziale e miglioramento delle norme in fatto di appalti, come...

Oggi sulla stampa