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Soltanto l’export salva l’industria

Ancora giù, per il terzo anno consecutivo. L’emorragia di ricavi per l’industria italiana procede anche nel 2014, anche se la riduzione dei fatturati è limitata allo 0,2%. Magra consolazione, considerando che nelle stime di Prometeia e Intesa San Paolo il 2014 si chiuderà su livelli distanti oltre 70 miliardi di euro rispetto al 2011, ultimo anno di crescita per la manifattura nazionale.
In termini reali si tratta di un arretramento nell’ordine del 9%, un gap che quasi raddoppia per alcuni settori come prodotti da costruzione, elettronica, largo consumo e mobili, e la cui chiusura totale è rinviata ad un futuro non troppo vicino. Le prospettive più rosee del prossimo biennio offriranno infatti un sollievo solo parziale alla manifattura italiana, una crescita media annua dei ricavi di poco inferiore al 2%, che lascerà però al termine del periodo una distanza di 45 miliardi di euro rispetto ai ricavi 2011. Di fatto, è come su fossero sparite dai radar in un solo colpo gruppi del calibro di Telecom, Finmeccanica e Pirelli.
Risultati che sarebbero potuti essere anche peggiori se le imprese italiane non fossero riuscite a realizzare performance importanti oltreconfine.
È interessante infatti notare come l’export, per tutti i settori manifatturieri analizzati, presenti nel 2014 variazioni positive, in qualche caso particolarmente brillanti come per farmaceutica e auto.
Il rallentamento del commercio mondiale e le tante aree di crisi vicine e lontane non hanno impedito alle aziende tricolore di realizzare il miglior risultato di export in Europa alle spalle della sola Polonia, con l’effetto di mitigare il calo dei consumi interni. Situazione che non pare destinata a modificarsi. Per gli analisti di Prometeia e Intesa SanPaolo, a fronte della stabilizzazione e di un lento recupero della domanda nazionale (vista in crescita dell’1,4% nel prossimo biennio), saranno ancora le vendite oltreconfine a rappresentare il principale motore di crescita per il nostro sistema economico nei prossimi anni, con tassi di crescita medi del 3,6% a prezzi costanti e un rafforzamento dell’avanzo commerciale manifatturiero oltre quota 100 miliardi di euro, anche grazie all’evoluzione favorevole del cambio. Auto e moto, farmaceutica, elettrotecnica, chimica, alimentari e meccanica riusciranno a spuntare performance superiori alla media, con tassi di crescita annua dell’export superiori al 3%, mentre risultati positivi ma più limitati verranno realizzati da elettronica e sistema moda.
A differenza però di quanto osservato nei cicli economici del passato – spiegano gli analisti – il positivo andamento delle esportazioni degli ultimi anni non è bastato a sostenere gli acquisti di macchinari e mezzi di trasporto, in contrazione anche nel 2014. Nonostante le misure incentivanti e un grado di utilizzo degli impianti non distante dalle medie di lungo periodo, sembra più debole la relazione export-investimenti. Una spiegazione possibile è legata a fattori contingenti, tra cui le incertezze che coinvolgono sia la domanda che l’accesso al credito. Ma su un orizzonte più ampio pesa anche il progressivo maggior peso di altre tipologie di investimenti, da quelli intangibili a quelli effettuati direttamente sui mercati esteri di produzione o vendita. Fattori che per gli analisti dovrebbero continuare ad agire da vincolo, portando a una evoluzione lenta degli investimenti anche nei prossimi anni. La crescita delle vendite all’estero, se non sufficiente per spingere una nuova robusta fase di investimenti, sarà tuttavia in grado nel 2015 di riportare finalmente il segno più sui ricavi manifatturieri. A prezzi costanti il recupero è quantificabile in 13 miliardi di euro, con le performance migliori in termini percentuali per metallurgia, meccanica ed elettrotecnica, mentre l’elevata dipendenza dal mercato interno continuerà a frenare i risultati di costruzioni e alimentari. Alla “ripresina” dei ricavi – si legge nel rapporto – seguirà anche un miglioramento nei margini aziendali, fondamentale per poter avviare un nuovo ciclo di investimenti. Recupero della domanda interna ed estera, limitate tensioni sui costi, indebolimento dell’euro e selezione delle imprese in difficoltà spingeranno verso l’alto la redditività di coloro che riescono a resistere, arrivando nel 2016 a sviluppare un margine operativo lordo pari all’8,3% del valore della produzione, oltre un punto in più rispetto a quanto accadeva nel 2012.

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