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Solo un’impresa su sei al traguardo della Pec

di Valentina Melis

Posta elettronica certificata, avanti a piccoli passi. Ma davvero piccoli. Mancano tre settimane alla scadenza del 29 novembre, entro cui tutte le società di persone e di capitali dovranno dotarsi di un indirizzo Pec e comunicarlo al Registro imprese (la scadenza è fissata dal Dl 185/2008, articolo 16, comma 6), ma solo il 16,5% delle società, sino a fine ottobre, si è messo in regola. Su un totale di 2.727.579 imprese iscritte, solo 449.718 hanno comunicato al Registro l'indirizzo della propria sede legale "elettronica". All'inizio di ottobre la quota delle imprese "in regola" si fermava al 15% (si veda Il Sole 24 Ore del 7 ottobre). Nella mappa delle Province, come dimostra la tabella a lato, ci sono zone dove le imprese si dimostrano più sensibili al nuovo obbligo (a Ferrara e Pesaro-Urbino ha comunicato il proprio indirizzo di posta elettronica oltre una società iscritta su tre) e zone (come Genova e Biella) dove poco più di un'impresa su 10 ha comunicato la propria Pec. La metà delle Province, peraltro, si piazza sotto la media nazionale.

La corsa degli ultimi giorni

Sia le Camere di commercio, sia le associazioni di categoria segnalano che le imprese si stanno muovendo in questi giorni, per attivare un indirizzo di posta elettronica certificata in vista della scadenza del 29 novembre. Chi non si mette in regola, peraltro, rischia una sanzione da 206 a 2.065 euro.

«Delle Srl nostre associate, obbligate alla comunicazione della Pec al Registro imprese – spiega Armando Prunecchi, direttore della divisione Organizzazione e sviluppo del sistema di Cna – circa il 25% si è adeguato al nuovo obbligo. Ma è naturale che ci sia un incremento delle comunicazioni all'approssimarsi della scadenza. Non credo – aggiunge – che gli imprenditori siano scoraggiati dal costo della casella Pec, che può variare da 5 a 50 euro all'anno, in base ai servizi offerti dai gestori». A giustificare la lenta adesione delle società alla Pec, c'è anche la ridotta dimensione di molte imprese: «Molte Snc del commercio e dell'artigianato – spiega Massimo Vallone, responsabile del settore amministrazione digitale di Confcommercio – sono di fatto piccole aziende a conduzione familiare, con una struttura semplice, che magari si adegueranno alle nuove norme all'ultimo momento. Stiamo cercando di sensibilizzare le imprese – continua – sul fatto che la Pec rappresenterà un risparmio sia per l'imprenditore, sia per la pubblica amministrazione, che potranno fare a meno di milioni di raccomandate cartacee. Va in questa direzione anche il protocollo di intesa siglato alcuni mesi fa dall'Inail con le principali associazioni e confederazioni imprenditoriali, tra cui Confcommercio». Alcune associazioni (è il caso, ad esempio, di Confartigianato e Confcooperative) mettono a disposizione degli iscritti una casella di Pec gratuita, almeno per il primo anno. «Alcuni imprenditori, senza particolare familiarità con le nuove tecnologie – spiega Domenico Scarpelli, direttore politiche organizzative di Confartigianato – vanno aiutati nell'attivazione della casella Pec, per quanto la procedura sia semplice».

Professionisti in campo

Alcuni imprenditori hanno segnalato alle Camere di commercio che l'attività di intermediazione proposta dai professionisti per l'acquisto e la comunicazione della Pec al Registro imprese ha costi particolarmente elevati, fino a 100 euro per casella. «È vero semmai – spiega Claudio Bodini, consigliere nazionale dei dottori commercialisti con delega alle tecnologie informatiche – che molte società si stanno attivando presso gli studi, e propongono al professionista pacchetti commerciali da offrire ai clienti che hanno bisogno della Pec». Un altro punto da segnalare – secondo Bodini – è la possibilità, prevista dalla circolare del ministero dello Sviluppo economico del 3 novembre, di segnalare al Registro imprese «l'indirizzo di posta elettronica di uno studio professionale che assista l'impresa negli adempimenti burocratici». Un obbligo a cui prestare «molta attenzione» – secondo Bodini – «perché in questo caso il professionista si rende garante di un servizio che deve essere attivo, per l'impresa, 24 ore su 24».
 

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