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Solo tre riti per le cause civili

di Antonino Porracciolo

Decimati i riti del giudizio civile. In attuazione della delega conferita con la legge 69/2009, il consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo con le «Disposizioni complementari al Codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione». E così gli oltre trenta tipi di controversie civilistiche di natura contenziosa, autonomamente regolate dalla legislazione speciale, sono ora ricondotti a tre schemi di processo le cui discipline si rinvengono all'interno dello stesso Codice: il rito del lavoro, il rito sommario di cognizione e il rito ordinario di cognizione.

Chiare le finalità del provvedimento: garantire la coerenza del sistema processuale e limitare le diseconomie determinate dall'eccessiva frammentazione dei modelli processuali grazie alla riunione di tutte le norme processuali speciali in un unico testo, integrativo del Codice di procedura civile (una sorta di Codice «B»). Altrettanto chiaro e dichiarato il modus procedendi: si va dall'eliminazione delle differenze di regolamentazione non giustificate da effettive esigenze alla creazione di passaggi procedurali uniformi per consentire una migliore organizzazione del lavoro degli uffici giudiziari; e ancora, dalla predisposizione di regole più chiare, espresse con una terminologia omogenea per ridurre i dubbi interpretativi, alla razionalizzazione e semplificazione della normativa processuale presente nella legislazione speciale.

Nel rito del lavoro convergono le cause caratterizzate dalla concentrazione delle attività processuali o connotate dagli ampi poteri officiosi del giudice nell'ambito dell'istruzione probatoria; tratti distintivi che si sono riscontrati in quelle controversie in cui le regole processuali previgenti prevedevano lo svolgimento contestuale di attività che nell'ordinario rito di cognizione sono, invece, scaglionate nel tempo, come lo snodo della decisione con lettura del dispositivo in udienza, il quale tiene luogo della successione procedimentale di precisazione delle conclusioni, scambio di comparse conclusionali (e memorie di replica) e deposito della decisione.

Tra le cause vincolate al rito del lavoro spiccano le liti agrarie, le opposizioni a ordinanza-ingiunzione e quelle al verbale di accertamento di violazione del Codice della strada (per queste ultime i termini per impugnare sono stati dimezzati da 60 a 30 giorni).

Nel novero delle cause soggette al rito sommario di cognizione sono confluiti i procedimenti ai quali le leggi speciali attribuivano già un'accentuata semplificazione della trattazione o dell'istruzione e che dunque a buon diritto possono organicamente riferirsi a quel modello di processo creato proprio dalla legge 69/2009. Un processo che si svolge con l'omissione di ogni formalità non essenziale al contraddittorio e si conclude con ordinanza. Si tratta di un giudizio «a cognizione piena, sia pure in forme semplificate» (così la relazione di accompagnamento) perché in esso difettano due momenti fondamentali del rito ordinario: la concessione dei termini, pari a complessivi 80 giorni, previsti dall'articolo 183 del Cpc per la precisazione di domande ed eccezioni già proposte e per l'indicazione della prova diretta e contraria, nonché l'assegnazione, a seguito della precisazione delle conclusioni delle parti, di altri 80 giorni per il deposito di comparse conclusionali e memorie di replica prima della pronuncia della sentenza.

Tra i procedimenti ascritti al rito sommario vanno segnalati quelli in materia di immigrazione, le controversie elettorali e le opposizioni alla stima nelle espropriazioni per pubblica utilità (per le quali è previsto un unico grado di merito innanzi alla corte d'appello nel cui distretto si trova il bene espropriato).

Al rito ordinario di cognizione, infine, sono state riferite tre tipologie di processi meno frequentemente ricorrenti nelle aule dei tribunali, nei quali non si è ritenuto di rinvenire alcuno degli elementi che denotano gli altri due riti. Il decreto legislativo contiene inoltre le disposizioni transitorie e finali: il nuovo corpus normativo è destinato a disciplinare i procedimenti instaurati successivamente alla data della sua entrata in vigore, mentre alle controversie pendenti alla stessa data continuano ad applicarsi le norme abrogate o modificate dal provvedimento approvato dal legislatore delegato.

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