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Solo spese certe per chi compra

Solo spese certe per chi acquista. Il conto per il consumatore non può lievitare per spese supplementari, che saltano fuori all’ultimo momento. Inoltre, chi vende prodotti non può fare un ricarico in base al sistema di pagamento scelto dall’acquirente: disco rosso dunque ai prezzi differenziati a seconda che si paghi con carta di credito, bonifico, contrassegno ecc.

Il decreto legislativo 21/2014, modificando il codice del consumo (dlgs 206/2005), ha rafforzato l’impianto delle tutele per i consumatori-utenti, risolvendo alcuni conflitti che capitano quotidianamente. Il decreto, che è entrato in vigore il 26 marzo, ma che per la sua gran parte sarà operativo dal 13 giugno 2014, si occupa anche dei requisiti formali dei contratti, soffermandosi in particolare sui contratti a distanza e quelli telefonici (per la cui validità occorre la conferma scritta o su supporto durevole).

Il decreto usa il termine professionista ma è bene ricordare che non si tratta del libero professionista, ma della persona fisica o giuridica che agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, o un suo intermediario. Il principio di non caricare le spese è affermato anche dal nuovo articolo 64 dedicato alle comunicazioni telefoniche e, quindi, ai call center: se il professionista utilizza una linea telefonica allo scopo di essere contattato dal consumatore per telefono in merito al contratto concluso, il consumatore non deve essere costretto a pagare più della tariffa di base quando contatta il professionista, fermo restando il diritto dei fornitori dei servizi di comunicazione elettronica di applicare una tariffa per le telefonate. Quanto alle spese supplementari, il nuovo articolo 65 introduce una disposizione innovativa, che ha lo scopo di subordinare tali eventuali pagamenti supplementari sempre al consenso espresso del consumatore. Peraltro il consenso deve essere effettivo e non può essere presunto dal fatto che non ci si è opposti: la norma, infatti, prevede il divieto del meccanismo dell’opt-out di acquisizione del consenso del consumatore. Viene impedito l’utilizzo di opzioni prestabilite che il consumatore deve rifiutare per evitare il pagamento supplementare. Insomma chiarezza prima di tutto. A partire dalle informative precontrattuali e cioè le informazioni che bisogna dare al consumatore prima della conclusione del contratto. Spicca, a questo proposito, in particolare lo stop all’anonimato dell’imprenditore. Sia per i contratti a distanza e per quelli conclusi fuori dai locali commerciali sia per i contratti conclusi diversamente, le informazioni precontrattuali devono esplicitare l’identità del professionista. Ci sono lievi differenze tra i vari tipi di contratto. Per i contratti conclusi a distanza e al di fuori dei locali commerciali, oltre all’identità del venditore, occorre indicare l’indirizzo geografico dove il professionista è stabilito e il suo numero di telefono, di fax e l’indirizzo elettronico, se disponibili, per consentire al consumatore di contattare rapidamente il professionista e comunicare efficacemente con lui e, se applicabili, l’indirizzo geografico e l’identità del professionista per conto del quale agisce. Per alcuni contratti a distanza e cioè per i contratti telefonici il decreto detta stringenti norme sui requisiti di forma. Se il professionista telefona al consumatore al fine di concludere un contratto a distanza, all’inizio della conversazione con il consumatore deve rivelare la sua identità, lo scopo commerciale della chiamata; deve anche informare sulle modalità di opporsi alle telefonate iscrivendo il numero di telefono al registro delle opposizioni. Inoltre, quando un contratto a distanza deve essere concluso per telefono, il professionista dovrà confermare l’offerta al consumatore, il quale è vincolato solo dopo aver firmato l’offerta o dopo averla accettata per iscritto. Vale, per la conferma scritta, anche un documento informatico sottoscritto con firma elettronica ai sensi del codice dell’amministrazione digitale. La conferma potrà essere effettuata, se il consumatore acconsente, anche su un supporto durevole.

La chiarezza riguarda anche i siti di commercio elettronico, sui quali deve essere specificato a chiare lettere se un ordine è gratis o se comporta il pagamento di un prezzo, se si applicano restrizioni relative alla consegna dei beni e quali mezzi di pagamento sono accettati.

Altro settore critico può essere quello delle truffe con le carte di pagamento. L’articolo 62 è molto chiaro: i soldi devono essere restituiti al consumatore incolpevole. Più in dettaglio l’istituto di emissione della carta di pagamento deve riaccreditare al consumatore i pagamenti in caso di addebitamento eccedente rispetto al prezzo pattuito oppure in caso di uso fraudolento della propria carta di pagamento da parte del professionista o di un terzo. Naturalmente scatta la rivalsa dell’istituto di emissione della carta di pagamento sul professionista, con l’addebito delle somme riaccreditate al consumatore.

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