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Solo la data certa «blinda» la delega sulla sicurezza

La delega di funzioni in materia di sicurezza sul lavoro deve risultare da un atto scritto, con data certa, e avere una serie di requisiti che sono essenziali per poter liberare il datore di lavoro da responsabilità rilevanti in caso di danno alla salute.
La delega può aiutare a organizzare meglio i compiti legati alla sicurezza sul lavoro e, allo stesso tempo, sgravare il datore per la sicurezza: infatti non è solo un efficace strumento di organizzazione per tutte le strutture con un minimo di complessità, ma anche un atto con effetti giuridici rilevanti.
Vediamo, dunque, quali sono i “paletti” fissati dalla Cassazione per evitare errori e rischi nel predisporre la delega.

 

Il significato organizzativo
Considerando dapprima la prospettiva di management, una delega consiste nel trasferimento, da parte di un manager e verso un dipendente, di proprie attività, espresse in termini di obiettivi da raggiungere e di ambiti decisionali. Nel management safety, in particolare, i benefici organizzativi di questa attribuzione sono potenzialmente molteplici: ad esempio, distribuire compiti e obiettivi in una specifica sotto-materia, creare un’organica struttura per la sicurezza, promuovere una gestione attenta della prevenzione in determinate aree aziendali, responsabilizzare i capi, ridurre il carico decisionale e di controllo diretto del vertice della sicurezza.

 

I confini giuridici
La delega di funzioni è presa in considerazione anche dal diritto, soprattutto nella tutela della salute lavorativa. Gli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 81/2008 riconoscono l’efficacia del suo utilizzo, le danno una denominazione specifica e ne regolano alcuni aspetti di base.
La giurisprudenza, poi, ne rafforza l’utilità, precisando che, se lo strumento rispetta i canoni di legge, determina effetti sulla responsabilità penale sia del datore-delegante sia del delegato.

 

Le conseguenze
Attraverso un’idonea delega di funzioni il datore, come puntualizza la Cassazione penale (sezione quarta, sentenza 41063/2012), «ha la possibilità (…) di trasferire in capo ad altro soggetto poteri ed obblighi originariamente appartenenti al delegante in materia di sicurezza sul lavoro», con l’effetto giuridico rilevantissimo di «sollevarlo dall’obbligo di prevenzione, altrimenti su di lui gravante» (Cassazione penale, sentenza 38111/2010).
Un atto di delega, tuttavia, non annulla il ruolo di protezione del datore-delegante per la sicurezza, dal momento che permane in lui, comunque, parte dell’originaria posizione di garanzia ai fini della sicurezza lavorativa, con eventuali conseguenze sul piano della responsabilità.

 

La delega gestoria
La delega di funzioni è adatta a qualsiasi organizzazione complessa e regolata dal decreto legislativo 81/2008, ma è uno strumento differente, in senso giuridico e organizzativo, dalla «delega gestoria» prevista dall’articolo 2381 del Codice civile, strumento esclusivo delle società di capitali.
In questo ambito organizzativo, il primo tipo di delega, infatti, può essere utilizzato, come in tutte le organizzazioni, per modellare l’organigramma dirigenziale ed esecutivo posto sotto il datore di lavoro per la sicurezza (che nelle società di capitali è, originariamente, l’intero consiglio di amministrazione).
La seconda delega, propria solo delle società di capitali, incide invece sull’assetto organizzativo del consiglio di amministrazione, suddividendo le macro-attribuzioni amministrative all’interno di quell’organo.
Così, la delega gestoria, ove riguardi deleghe di attribuzioni in materia di sicurezza sul lavoro, produce conseguenze sulla concreta individuazione del datore di lavoro per la sicurezza (si veda la sentenza della Cassazione, quarta sezione penale, n. 21628/2013), quindi a monte dell’altra delega.

 

La delega di secondo livello
Il legislatore (articolo 16, comma 3-bis del Dlgs 81/2008), ha previsto anche la «sub-delega» di funzioni, vale a dire la possibilità di un trasferimento di attività anche da parte del delegato.
Quest’ultimo, d’intesa con il datore, può delegare, a sua volta, parte delle funzioni che gli sono state delegate, nel rispetto, però, della disciplina legislativa prevista per la delega primaria.
Come dispone l’articolo 16, comma 3, ultimo periodo, del Dlgs 81/2008, dopo la sub-delega, la catena organizzativa, tuttavia, non può ulteriormente allungarsi, almeno in senso giuridico, con ulteriori deleghe.

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