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Solo gas e luce Ma che fatica arrivare a 7 miliardi Servono vere aperture Tamagnini e Cipolletta, i due «nemici amici»

Signori si svolta, avanti Cdp Reti e Rai Way, frenata su Poste ed Enav, indietro Sace e Grandi Stazioni, punto di domanda su Stm. Il Tesoro sta lavorando a pieno ritmo, ma il quadro delle privatizzazioni è cangiante. Ecco la situazione che possiamo attenderci a settembre, alla ripresa dei mercati. Se va bene, quest’anno le cessioni d’aziende potrebbero dare intorno ai 7,5 miliardi, sull’obiettivo di 9-10 miliardi all’anno per tre anni (lo 0,7% del Pil, una correzione rispetto agli iniziali 12 miliardi) ribadito dal ministro Pier Carlo Padoan, ma è merito soprattutto della vendita di quote di Enel e Eni. Se ci sarà. 
La scaletta
È questa infatti la prima mossa da attendersi in autunno: la discesa del Tesoro fino al 25,1% nell’una e nell’altra azienda, incasso possibile 2,8 miliardi per la vendita del 4% dell’Eni e 2,2 per il 6% dell’Enel. Intervento politico e succedaneo a Poste. Non serve alcun decreto, quindi i tempi possono essere brevi. Potranno poi esserci novità su immobili e municipalizzate, con il decreto Sblocca Italia previsto prima dell’estate e annunciato dal premier Renzi. Vi stanno lavorando tre ministeri, Tesoro, Sviluppo e Trasporti.
Ma veniamo alle privatizzazioni classiche. Dopo il difficile debutto di Fincantieri in Borsa il 3 luglio (ha perso il 4,6% in 13 giorni, più dell’indice Ftse Mib in calo del 3,8%, e non ha portato soldi al Tesoro), sono rimaste due quelle probabili entro l’anno: Cdp Reti e Ray Way.
Cdp Reti è la prima operazione che dovrebbe partire (advisor Lazard). È la scatola (oggi al 100% di Cassa depositi e prestiti) che conterrà il 29% di Snam e il 30% di Terna, quindi i tralicci della luce e i tubi del gas. Snam è già inclusa, in settembre dovrebbe essere stata conferita formalmente anche Terna. Si stanno valutando le offerte ricevute ed è atteso a giorni l’annuncio della vendita a a un partner straniero, probabilmente la cinese State Grid. Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato di Cdp, mercoledì ha parlato di cessione di una parte della minoranza. Se fosse un 30%, ai valori di Borsa di settimana scorsa, sarebbe un incasso di 2,02 miliardi per Cdp, sommando Terna e Snam (ma non sarà così automatico). Il valore di Cdp Reti dovrebbe aumentare con il conferimento a Snam, da parte di Cdp, del gasdotto austriaco Tag. La chiusura dell’operazione è attesa entro l’anno, quando la Commissione Ue avrà dato a Tag la certificazione di operatore di trasporto indipendente.
I soldi incassati da Cdp con la vendita di Cdp Reti non andrebbero necessariamente al Tesoro, però; così come quelli dalla quotazione di Rai Way, seconda privatizzazione attesa in autunno.
In settembre l’azienda che ha in corpo la rete di trasmissione della Rai dovrebbe consegnare il prospetto informativo alla Consob per andare in Borsa entro l’anno. Sono già stati scelti i coordinatori globali dell’offerta (Credit Suisse, Banca Imi, Mediobanca) e l’advisor legale (Clifford Chance), ma chi privatizza è la Rai. È nelle sue casse che andrebbe l’introito della quotazione. Secondo fonti, si parla di 250- 400 milioni per una cessione fra il 25% e il 40%. La Rai può compensare così i 150 milioni di minore introito da canone, previsti dal Decreto Competitività di aprile (66/2014). E lo Stato risparmierebbe con i minori trasferimenti alla Rai.
Fin qui, le operazioni davvero ritenute possibili entro l’anno, per un totale di 7,3-7,5 miliardi ai prezzi di Borsa di settimana scorsa.
Sono con tutta evidenza rimandate al 2015, invece, Poste e anche Enav, magari affiancate da Ferrovie. La quotazione della prima entro l’anno (advisor legali Clifford Chance e Gianni Origoni) ormai viene esclusa anche dal Tesoro. In settembre dovrebbe essere stata firmata la convenzione con Cdp ed esserci un piano industriale chiaro. Questo consentirebbe di redigere il prospetto da presentare a Consob per la quotazione (nel consorzio di collocamento Bank of America, Citi, Banca Imi, Unicredit, Meidobanca), e di presentare l’azienda al mercato con calma, per evitare il gelo degli investitor (vedi Fincantieri). Resta possibile la cessione di Banca del Mezzogiorno.
Per Enav è in agenda per domani l’assemblea per approvare il bilancio e rinnovare i vertici, ma può slittare (è al terzo rinvio) e giovedì scorso non si sapeva ancora se l’azienda andrà venduta o quotata. La società si dice pronta, con il bilancio redatto secondo i criteri di Borsa; ha chiuso il 2013 con l’utile record di 50,5 milion e il Tesoro ha nominato gli advisor. Ma lo stesso amministratore delegato Massimo Garbini ha escluso la quotazione in novembre.
Ibernate e mattoni
Per Stm è ancora da capire se verrà ceduta al Fondo strategico (vedi altro articolo), ma le grandi ibernate sono Grandi Stazioni e Sace. La prima aspetta ancora la nomina dell’amministratore delegato. Per la seconda, che assicura le aziende esportatrici e con il Decreto Competitività potrà anche concedere prestiti diretti, entro il 25 luglio dovrebbe essere emanato il decreto che chiarisce il meccanismo di quanto e a chi vadano estese le garanzie dello Stato. Potrà iniziare allora il lavoro sulla quotazione, strada che ormai sembra preferita alla vendita. Ma può slittare tutto con il nuovo piano industriale, in settembre.
Resta il capitolo mattone e qui si sta muovendo l’Invimit. L’agenzia pubblica conta di essere pronta in settembre con il suo fondo di fondi per investire 700 milioni nei fondi immobiliari degli enti locali: sempre che questi li abbiano costituiti, però. Il processo è partito, ma solo nel 2015 ci potranno essere i primi incassi per lo Stato. Inoltre Invimit quest’estate sarà impegnata nel vaglio di 300 immobili di Inail, Inps, Stato e Difesa, preliminare al loro acquisto con fondi diretti. Ma anche qui si va all’anno prossimo.
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