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Solo chi ha avanzi d’amministrazione può agire subito

Via libera immediato ai pagamenti solo per gli enti che presentano avanzi di amministrazione. Meno vincoli per l’accesso alle anticipazioni di cassa. Coinvolgimento della Corte dei conti nell’irrogazione delle sanzioni ai responsabili dei mancati pagamenti e della Cassa depositi e prestiti nella gestione del fondo di liquidità a favore di comuni e province.

Sono queste alcune delle novità contenute nella bozza di decreto per lo sblocco dei debiti della p.a. verso le imprese, slittato ieri ma che sarà al massimo lunedì all’esame del consiglio dei ministri e relativamente al quale anche il Commissario Ue agli affari finanziari, Oli Rehn, ha richiesto approfondimenti.

Il nuovo testo, in effetti, presenta diverse novità, ovviamente non ancora definitive, rispetto alle versione circolate nei giorni scorsi (si veda ItaliaOggi di ieri).

Sostanzialmente confermato l’allentamento del Patto 2013 per gli enti locali per un importo pari a 5 miliardi di euro per onorare una quota dei debiti di parte capitale maturati al 31/12/2012. Nell’immediato, essi potranno pagare fino al 35% dei rispetti avanzi di amministrazione, parametro diverso da quello dei residui passivi in precedenza previsto. Rimane fermo che, in attesa del decreto che ripartirà l’intero plafond, nessun ente potrà pagare più del 50% degli spazi finanziari che intende comunicare al Mef. Dopo il riparto, occorrerà garantirà pagamenti almeno per il 90% degli spazi finanziari concessi. In mancanza, scatterà una sanzione pecuniaria pari a due mensilità di retribuzione per i responsabili dei servizi interessati. Analoga penalizzazione è prevista in caso di mancata adesione alla procedura (deve ritenersi a fronte della sussistenza di passività certe, liquide ed esigibili). Saranno le sezioni giurisdizionali della Corte dei conti ad accertare le responsabilità e ad applicare le sanzioni.

Confermata anche l’istituzione di un apposito fondo da 2 miliardi per ciascuno dei prossimi due anni a favore degli enti locali a corto di liquidità. Per le erogazioni del 2013, il tasso d’interesse sarà pari al rendimento di mercato dei Btp a tre anni, rilevato alla data di entrata in vigore del decreto, per quelle del 2014 sarà determinato con apposito decreto del Mef. Ciascun ente locale dovrà stipulare con la Cassa depositi e prestiti un contratto di prestito e relativo piano di ammortamento, redatti secondo un contratto tipo. I rapporti tra la Cassa e il Mef saranno regolati mediante apposito atto aggiuntivo alla convenzione quadro stipulata tra gli stessi.

Per gli enti che accederanno al fondo scatteranno pesanti limitazioni, mutuate dal regime previsto per quelli che hanno sforato il Patto: da un lato, il divieto di impegnare spese correnti in misura superiore all’importo annuale minimo dei corrispondenti impegni effettuati nell’ultimo triennio, dall’altro quello di ricorrere all’indebitamento per gli investimenti e di prestare garanzie per la sottoscrizione di nuovi prestiti o mutui da parte di enti e società controllati o partecipati. Rispetto al testo iniziale, tuttavia, la durata di tali vincoli scende da 5 a 3 anni.

Nessun vincolo analogo, invece, è più previsto, al momento, per le regioni che beneficeranno delle erogazioni dell’analogo fondo che verrà costituito a loro favore per far fronte ai debiti diversi da quelli sanitari e finanziari e che avrà una dotazione di 3 miliardi per il 2013 e di 5 miliardi per il 2014. Esse dovranno comunque, oltre che sottoscrivere un apposito contratto col Mef, definire idonee e congrue misure, anche legislative, di copertura annuale dell’anticipazione di liquidità, maggiorata degli interessi, e presentare un piano di pagamento dei predetti debiti.

Le regioni potranno anche contare sui 14 miliardi (5 quest’anno, 9 il prossimo) finalizzati a favorire l’accelerazione dei pagamenti dei debiti degli enti del Ssn.

Nel decreto dovrebbero trovare posto anche misure procedurali per favorire i pagamenti delle p.a. Fra queste, dopo lo stralcio della facoltà per le regioni di aumentare l’addizionale Irpef e oltre all’obbligo per tutte le p.a. di registrarsi (a penna di sanzioni) sulla piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni, potrebbe rientrare un po’ a sorpresa anche l’impignorabilità delle somme destinate ai risarcimenti concessi ai sensi della legge Pinto detenute dalla tesoreria centrale e dalle tesorerie provinciali dello stato. Prevista, infine, la compressione dei tempi previsti dal dlgs 123/2011 per il controllo preventivo di regolarità amministrativa e contabile per adeguarli alla nuova tempistica prevista dal dlgs 192/2012.

Province: ripartiti i tagli della spending review

L’art. 7 della bozza di decreto sullo sblocco dei debiti verso la p.a. contiene anche alcune modifiche rilevanti al dl 95/2012. In particolare, viene rivisto l’art. 16, comma 7, che ha previsto a carico delle province ulteriori tagli per 1.200 milioni sul 2013 e sul 2014 e per 1.250 milioni a partire dal 2015. Per i primi due anni, il riparto di tali riduzioni si stacca dal criterio proporzionale alle spese per consumi intermedi rilevate dal Siope e viene operato direttamente dal decreto. Dal 2015, invece, si tornerà a tale meccanismo, salvo diverso accordo da raggiungere in Conferenza unificata entro il 31 dicembre dell’anno precedente.

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