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Solo Atlantia entrerà in Alitalia Nuova compagnia in settembre

Sarà Atlantia l’unico soggetto privato italiano a partecipare al consorzio per il salvataggio dell’Alitalia che nelle prossime settimane prenderà corpo assieme a Delta Airlines e ai due azionisti di maggioranza Fs e Ministero dell’Economia. Lo ha deciso ieri il consiglio d’amministrazione delle Fs, con quella che appare come una netta sconfessione del vicepremier Luigi Di Maio. Dopo la tragedia del Ponte Morandi, lo scorso agosto, Di Maio ha messo nel mirino le concessioni di Autostrade — controllata proprio da Atlantia — e in più occasioni ha attaccato la holding dei Benetton parlando di «azienda decotta che farebbe perdere valore ad Alitalia» e cercando di affiancarle altri soggetti nell’operazione Alitalia. Ma nel consorzio non ci sarà Lotito, né l’imprenditore colombiano Efromovich; in particolare non ci sarà il gruppo Toto, fuori dalla partita nonostante sembrasse avere l’appoggio incondizionato di parte del governo.
La newco sarà formata solo da quattro soci e nascerà al termine di un lavoro articolato che l’ad di Ferrovie Gianfranco Battisti vorrebbe chiudere tra il 15 e il 30 settembre. Quindi entro l’autunno, come ha spiegato in una lettera inviata ieri allo stesso Di Maio, questa volta nel suo ruolo di ministro dello Sviluppo economico. Atlantia, dopo un lunghissimo braccio di ferro politico sulle concessioni autostradali a rischio revoca, l’ha sostanzialmente spuntata: non ci sono partner ingombranti, scomodi o troppo deboli finanziariamente. E anche il “no” deciso dai 5Stelle all’indomani del crollo del Ponte Morandi, è stato cancellato di fronte alla necessità di salvare in tempi rapidi Alitalia.
Il numero uno del gruppo infrastrutturale, Giovanni Castellucci è pronto a rilanciare la compagnia di bandiera garantendo, di fatto, la tenuta di Fiumicino come hub centrale (Atlantia già controlla Aeroporti di Roma), nonostante la presenza alle spalle di Delta, degli alleati Air France e Klm, pronti a drenare traffico verso Parigi. Anche i servizi di terra e la qualità dell’offerta, saranno “centrali” per far rinascere la compagnia.
Va ricordato che questa è una fase che prevede “conferme di interesse”: dunque nulla è ancora deciso, dalla governance della nuova società fino alle quote di partecipazione dei due azionisti privati Atlantia e Delta. Ma è comunque ipotizzabile una presenza tra il 25 e il 35% per Atlantia e del 15-20% per la compagnia Usa. Mef e Fs saranno soci di maggioranza col 50,1%.
La presenza forte di Atlantia potrebbe spostare l’asse del piano industriale verso Roma più che in direzione di Parigi: le ipotesi danno in queste ore per certo un taglio di 15 aerei di medio raggio e tre di lungo raggio portando la flotta a quota 100. Anche il taglio della forza lavoro (circa mille unità negli uffici di Fiumicino) potrebbe essere addolcito. Si parla di un forte incremento dei voli europei da e per Linate (25 aerei) e di un rafforzamento dell’handling (bagagli) e della manutenzione con la nascita di un nuovo polo tra Roma e Napoli.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere: Luigi Di Maio ieri ha parlato di «grande successo, un risultato raggiunto dopo un lungo lavoro mentre altri stavano al bar a bere caffè»; un riferimento al collega Matteo Salvini. Il Pd ha però sottolineato come Atlantia sia oggi il salvatore della patria. Dai sindacati, invece, un sospiro di sollievo: la Federazione del Trasporto aereo (Anp, Anpac, Anpav) parla di «una soluzione positiva che speriamo possa rilanciare la compagnia: ora serve un piano sfidante». Positivo anche il giudizio della Cgil e della Uil che chiedono di essere convocate al ministero «per parlare del piano industriale e di rilancio».

Lucio Cillis

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