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Sollievo in asta: tassi BoT dimezzati

di Morya Longo

Forte domanda: 15,2 miliardi a fronte di 9 miliardi offerti. Rendimenti dimezzati: dal 6,504% di novembre, al 3,251% lordo. Il collocamento di BoT semestrali, organizzato dal ministero dell'Economia, sembrava ieri mattina esorcizzare la crisi: l'Italia è infatti riuscita a trovare con agilità acquirenti per i titoli di Stato a breve scadenza, pagando un tasso d'interesse più umano rispetto a quello allarmante di un solo mese fa. Stesso discorso per i CTz, collocati sempre ieri mattina: anche per loro il rendimento lordo è calato, rispetto all'ultima asta di novembre, dal 7,814% al 4,853%.
Peccato che queste aste dei BoT e dei CTz assomiglino più alla proverbiale rondine che all'altrettanto proverbiale primavera: nel pomeriggio i rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza (i BTp decennali) sono infatti tornati a salire sul mercato e ad aumentare lo spread rispetto ai Bund tedeschi (si veda articolo sotto). Segno che le tensioni restano: se è confortante il ridimensionamento dei rendimenti a breve scadenza, non è di buon auspicio il fatto che i decennali non riescano a schiodarsi dal 7%.
BoT: rendimenti in calo
Il successo delle aste di BoT e CTz in realtà non sorprende. È infatti da un po' di settimane che i titoli a breve scadenza riducono i rendimenti. I BoT trimestarli quotavano mercoledì 9 novembre con un tasso d'interesse del 6,44%, poi sono scesi fino al 2,09% di due giorni fa. Ieri, dopo l'asta, sono risaliti al 3,45%: un violento (e poco confortante) rialzo, che comunque lascia i tassi d'interesse a livelli molto più bassi rispetto a quelli di un mese fa. Idem per i BoT semestrali. È per questo che ieri mattina le aste hanno registrato tassi d'interesse in calo rispetto a novembre: i BoT e i CTz hanno semplicemente allineato i rendimenti a quelli del mercato secondario.
Le banche hanno comprato?
La domanda, però, resta: chi ha acquistato titoli di Stato italiani a breve scadenza? Le ipotesi sono tante. Tanti guardano alle banche. Dopo che la Bce ha pompato liquidità sul sistema creditizio al tasso agevolato dell'1%, per gli istituti di credito è facile comprare BoT al 3,25% e guadagnare dalla differenza. Sul mercato interbancario europeo la liquidità è in eccesso per oltre 470 miliardi di euro. Ma le banche con questa montagna di soldi hanno comprato BoT?
Gli operatori interpellati dal Sole 24 Ore si contraddicono: qualcuno sostiene che l'abbiano fatto, altri lo negano. La verità sta probabilmente nel mezzo. Hanno comprato (sia in Italia sia all'estero), ma forse non in maniera massiccia: lo dimostrerebbe (pur con lo sfasamento di un giorno) il fatto che le banche europee martedì abbiano depositato presso il conto della Bce ben 452 miliardi di euro, praticamente tutta la liquidità in eccesso.
Risparmiatori e fondi
In asta hanno partecipato anche molti risparmiatori e fondi italiani: questo, almeno, è quanto riferiscono gli operatori. I risparmiatori sono stati attirati dai rendimenti dell'asta di novembre: così – testimoniano alcune banche – la loro domanda di BoT ieri è stata maggiore rispetto al solito. Per loro sfortuna il rendimento dei BoT questa volta è stato inferiore a quello di novembre: al netto di tasse e commissioni bancarie, calcola Assiom, alla fine si arriva appena al 2,42%.
Anche alcuni fondi italiani hanno comprato in asta: per loro i BoT sono probabilmente un modo redditizio per parcheggiare la liquidità. E forse è questo il vero motivo del ridimensionamento dei rendimenti nell'ultimo mese: un po' i fondi, un po' le banche, un po' altri investitori li hanno usati come parcheggio. Il problema è che se i BoT, per la loro breve scadenza, possono essere considerati un parcheggio appetibile e relativamente poco rischioso, per i titoli di Stato a lunga durata il discorso è diverso. Oggi il Tesoro dovrà collocare BTp a 3 e 10 anni: la sfida vera è qui.

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