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Soldi a tutti. Ma non subito

Prestiti bancari garantiti al 100% dallo stato fino a 25 mila euro, ma comunque non oltre il 25% dei ricavi indicati nell’ultimo bilancio depositato, per le piccole e medie imprese, le persone fisiche, gli esercenti e i professionisti. E garanzie di stato fino al 90% sul credito erogato alle imprese fino a 5 milioni di euro; mentre per i prestiti fino a 800 mila euro l’ombrello è al 100%, ma la garanzia è mista (90% a carico dello stato e 10% a carico dei confidi). È quanto prevede il decreto legge n. 23 dell’8 aprile 2020 sulla liquidità delle imprese, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 94 dello stesso giorno. Attenzione però: tutte le garanzie di stato che prevedono la copertura del 100% dei prestiti bancari devono ancora incassare il via libera dell’Unione europea per entrare in funzione. In ogni caso, va ricordato che, attualmente, le garanzie sui prestiti fino a 1,5 mln di euro sono gratuite, ma è in arrivo un aumento del tetto di gratuità a 2,5 mln di euro, attraverso la conversione in legge del decreto Cura Italia (si veda ItaliaOggi di ieri). Il nuovo decreto sulla liquidità, invece, prevede istruttorie semplificate per accedere alle garanzie di stato sui prestiti, fino a spingersi ad annullarle per le garanzie fino a 25 mila euro sui prestiti.

La continuità con il decreto «Cura Italia». Il nuovo decreto riprende l’impianto già delineato col decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020, estendendo e rafforzando le misure in esso previste. La norma conferma il fatto che la garanzia è gratuita per le pmi e conferma l’operatività immediata, nel momento in cui le banche sono attive, in quanto non è necessario attendere il via libera della Ue se non per la parte che fa salire la garanzia al 100%.

L’importo che viene concesso alle pmi può arrivare fino a 5 milioni di euro. Viene previsto un accesso «immediato» senza valutazione per i finanziamenti di importo fino a 25 mila euro concessi a piccole e medie imprese e a persone fisiche che esercitano arti e professioni, la cui attività sia stata colpita dall’emergenza da Covid-19.

Le percentuali di garanzia concedibili sono quelle riportate nello specchietto in alto. Il decreto liquidità prevede anche un’operatività rafforzata per le garanzie di portafoglio, con percentuali di copertura più elevate, che passano da una garanzia dell’80% a una garanzia al 90%.

Per la copertura finanziaria del maggior fabbisogno finanziario del fondo connesso alle misure di rafforzamento degli interventi, le risorse già destinate al fondo di garanzia dal decreto legge n. 18/2020 (1,5 mld di euro) vengono integrate con un ulteriore stanziamento, sempre per il 2020, di 249 mln di euro.

Imprese in difficoltà ammesse. La garanzia è concessa anche in favore di beneficiari finali che presentano, alla data della richiesta di garanzia, esposizioni nei confronti del soggetto finanziatore classificate come «inadempienze probabili» o «scadute o sconfinanti deteriorate». La garanzia è concessa anche alle imprese che, in data successiva al 31 dicembre 2019, sono state ammesse alla procedura del concordato con continuità aziendale, di cui all’articolo 186-bis del regio decreto n. 267/1942; oppure che hanno stipulato accordi di ristrutturazione o, ancora, hanno presentato un piano attestato di cui all’art. 67 del predetto decreto.

Sono ammesse a garanzia anche le imprese che, alla data di entrata in vigore del decreto liquidità (ieri per chi legge):

– non abbiano più esposizioni in una situazione che ne determinerebbe la classificazione come deteriorate;

– non presentino importi in arretrato successivi all’applicazione delle misure di concessione;

– per queste imprese la banca, sulla base dell’analisi della situazione finanziaria del debitore, possa ragionevolmente presumere il rimborso integrale dell’esposizione alla scadenza.

Gli importi concedibili. L’importo totale delle operazioni finanziarie non può superare il maggiore dei tre parametri riportati di seguito:

1) un parametro corrisponde al doppio della spesa salariale annua del beneficiario. Nel calcolo sono compresi gli oneri sociali e il costo del personale che lavora nel sito dell’impresa, ma che figura formalmente nel libro paga dei subcontraenti, per il 2019 o per l’ultimo anno disponibile. Nel caso di imprese costituite a partire dal 1º gennaio 2019, l’importo massimo del prestito non può superare i costi salariali annui previsti per i primi due anni di attività;

2) il secondo parametro è il 25% del fatturato totale del beneficiario nel 2019;

3) il terzo parametro riguarda il fabbisogno per costi del capitale di esercizio e per costi di investimento nei successivi 18 mesi, nel caso di piccole e medie imprese, e nei successivi 12 mesi, nel caso di imprese con numero di dipendenti non superiore a 499.

Pmi e professionisti possono chiedere garanzie a rimborso di finanziamenti con durata da 24 mesi fino a 72 mesi. L’importo che può essere richiesto può arrivare al massimo a 25.000 euro, non può essere superiore al 25% dell’ammontare dei ricavi del beneficiario, come risultante dall’ultimo bilancio depositato o dall’ultima dichiarazione fiscale presentata alla data della domanda di garanzia. Mentre per i beneficiari costituiti dopo il 1° gennaio 2019 i ricavi devono emergere da altra idonea documentazione.

Aziende a rischio default. Cerved ha lanciato un allarme sulla situazione delle imprese italiane, proprio alla luce dell’operatività del fondo di garanzia. Questi i numeri impietosi: «Sono 16.000, cioè un terzo su un totale di 48.000, le società di capitali italiane beneficiarie del Fondo centrale di garanzia nel 2019, che rischiano di entrare in crisi di liquidità se l’emergenza Covid19 non rientrerà prima della fine dell’anno, con pesanti ripercussioni su 310.000 addetti. Aziende che hanno ottenuto finanziamenti «coperti» da garanzie pubbliche per 5,4 mld di euro e che per evitare il default ne avrebbero bisogno di altri sei».

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