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Soldi alle imprese, fisco soft

Niente ritenuta per i fondi esteri che finanziano indirettamente le imprese italiane. Con l’obiettivo di far affluire risorse per sbloccare cantieri e opere, il governo sceglie di introdurre il «lending indiretto». Si tratta cioè dell’autorizzazione agli investitori istituzionali stranieri a prestare denaro alle banche che finanziano le imprese, godendo dell’esenzione dalla ritenuta prevista dall’articolo 26, comma 5 del dpr n. 600/1973.

Tale facoltà è ammessa a due condizioni. Primo, il soggetto estero deve essere residente in un paese white list. Secondo, nel paese in cui il fondo è istituito deve operare un’autorità di vigilanza per i mercati finanziari (cioè una «sorella» della Consob). È quanto stabilisce la bozza di decreto-legge sull’investment compact approvata dal consiglio dei ministri del 20 gennaio scorso.

In questo modo la normativa italiana si andrebbe ad allineare a quanto già previsto in Francia, Germania, Regno Unito e paesi scandinavi. I fondi esteri (come pure le banche) possono già investire in altri strumenti di supporto alle imprese, quali per esempio i mini-bond. Tuttavia, con il lending indiretto si apriranno anche le porte del finanziamento bancario, al quale il soggetto straniero potrà partecipare fornendo la provvista all’istituto di credito. L’impatto finanziario dell’esenzione sul gettito, secondo la relazione governativa, dovrebbe essere abbastanza limitato. Tali operazioni, infatti, al momento non vengono effettuate.

Peraltro, già ad oggi la liquidità che proviene dall’estero non transita attraverso emissione di prestiti (diretti o indiretti), bensì attraverso veicoli che godono comunque dell’esenzione dalla ritenuta: interessi infragruppo, utili corrisposti alle società madri o figlie comunitarie, redditi finanziari percepiti da non residenti privi dei requisiti di territorialità o comunque non tassabili.

«Mantenere la ritenuta per i soggetti che utilizzano la leva finanziaria significherebbe semplicemente traslare tali somme verso altre forme di investimento, comunque esenti», spiega la relazione. Secondo l’esecutivo, sono almeno due i possibili benefici connessi alla riduzione delle limitazioni all’ingresso dei fondi esteri: un migliore accesso per le imprese italiane al mercato dei capitali e la possibilità di ottenere condizioni economiche più favorevoli, grazie alla maggiore liquidità disponibile.

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