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Soldi a narcos e Al Qaeda, Hsbc nella bufera

Il denaro della seconda banca più grande del mondo arrivava dai conti dei narcotrafficanti messicani e dei terroristi di Al Qaeda, circolava attraverso i canali proibiti dei paradisi fiscali e finiva per alimentare le casse degli ayatollah che giocano con la bomba atomica. Un giro d’affari di oltre 60mila miliardi sfuggiti a ogni tipo di controllo. Una trama che sembra concepita da un ingegnoso giallista e invece è contenuta nelle 400 pagine di accuse che il Senato degli Stati Uniti d’America rivolge adesso ai vertici dell’HSBC, il colosso bancario inglese che in queste ore raggiunge Barclays e JPMorgan Chase sul banco degli imputati di Wall Street.
Non passa giorno senza che l’America e il mondo si risveglino in un nuovo scandalo bancario.
Prima il megabuco appunto di JP-Morgan per le scommesse sbagliate nascoste agli investitori. Poi i maneggi di Barclays e degli altri isitituti sui tassi del Libor.
L’allegra gestione di HSBC che emerge adesso dall’inchiesta del congresso apre il capitolo altrettanto inquietante dei soldi sporchi e del riciclaggio. Chiamati a giustificare la loro azione in Senato
i vertici naturalmente si scusano. Salta anche la prima testa, quella di David Bagley, il capo della divisione preposta ai controlli e che evidentemente non controllava un bel niente. Le accuse che
la commissione congressuale ha raccolto in un anno di indagini fanno paura. «In un’epoca di terrorismo internazionale, di violenza sulle nostre strade innescata dalla droga, in un’epoca di crimine organizzato, fermare il flusso di denaro sporco che finanzia queste atrocità è diventato un obbligo », scrive Carl Levin, il senatore capo della commissione d’inchiesta
e già protagonista di altre
indagini castiga-Wall Street.
La filiale messicana avrebbe mosso dal 2007 al 2009 oltre 7 miliardi di dollari: un volume tale da far sospettare «che quel denaro provenisse dalla vendita di droga negli Stati Uniti».
L’istituto avrebbe nello stesso periodo ignorato gli allarmi degli istituti federali di vigilanza sui
versamenti a una banca saudita che fungeva da cassaforte per i terroristi di Osama Bin Laden. E mentre gli Usa e gli altri paesi occidentali cercavano di fermare con le sanzioni la corsa all’atomica di Teheran, più di 25mila transazioni testimoniano invece il simpatico commercio verso l’Iran per un totale che potrebbe sfiorare i 20 miliardi di dollari.
La banca annuncia di aver avviato ora una revisione dei traffici che sta portando in queste ore alla chiusura di migliaia di conti, per esempio, nel paradiso fiscale delle Cayman. «Non siamo stati all’altezza delle aspettative», dice Bagley rassegnando la lettera di dimissioni. Dipende: le aspettative dei narcotrafficanti sarebbero state soddisfatte tutte nei 7 lunghissimi anni in cui la seconda banca del mondo è accusata di avere messo i suoi sportelli a disposizione del riciclaggio.

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