Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Solare: quei 50 mila posti ci costano 60 miliardi

di Massimo Mucchetti

 

Libia e Giappone mettono in crisi politiche energetiche basate sul gas trasportato via tubo e sul nucleare. Ma il gas non trasporta solo via tubo; se liquefatto, via nave arriva ovunque, liberando cliente dalla dipendenza da uno specifico fornitore. E già adesso l’Italia non ha l’atomo. Certo, il futuro è nella rinnovabili. Ma quale futuro? La questione si declin a c o m e p r i m a : l sostenibilità economica di queste produzioni e l’importanza della filiera industriale sottostante. Oggi la fonte rinnovabile più affascinante, ma anche più discussa per i sussidi, è il fotovoltaico. Secondo i dati del Gse (Gestore del servizio elettrico) a febbraio 2011, la potenza fotovoltaica installata di 3.797 Mw. Il costo per i cittadini Ma, in base al decreto salva-Alcoa, altri 40 mila impianti per una potenza di 3.404 Mw potranno beneficiare dei contributi massimi, se entreranno in esercizio entro i l 30 giugno 2011. Data l’insolazione, questi 7.200 Mw daranno circa 8,6 Twh (terawattora, ossia miliardi di chilowattora), meno del 3%della produzione nazionale. Gli incentivi connessi peseranno in bolletta per 3,5-4 miliardi. Con i nuovi impianti prenotati per il 2011 a sussidi un po'ridotti, superiamo gli 8 mila Mw con un onere annuo di 4-4,4 miliardi di euro. Per 20 anni. Attualizzando i valori, stiamo parlando di circa 60 miliardi, tre volte i fondi di dotazione dell’Iri, una volta e mezzo lo scandaloso Cip 6. I reattori e lo Stato Un reattore nucleare Epr da 1600 Mw, dice l'Enel, costa 5 miliardi. Se i tassi risalgono e si trovano sorprese, arriverà a ma produrrà 12,8 Twh l’anno per 60 anni, una volta e mezzo il fotovoltaico, che peraltro dura 20-25 anni. E non graverà in bolletta, promette l’Enel: perché gli azionisti ritireranno la produzione delle centrali nucleari. Modello Finlandia. Noi siamo scettici. Pensiamo che lo Stato finirà per dare qualche fideiussione alle banche, assicurare i grandi rischi, sussidiare lo smaltimento delle scorie. E tuttavia, probabilmente il solare di oggi resta non competitivo. Quello di domani potrebbe farci sognare. Un californiano, Dick Swanson, fondatore della SunPower, prevede di ridurre il costo d’investimento tecnico di un watt da 4 dollari a uno nel 2017. Sarà vero? A regime il solare sarà competitivo, oggi non lo è. E allora dobbiamo dirci quanto siamo disposti pagare per anticipare di qualche anno l’ampliamento del solare oltre gli obiettivi di Kyoto, e non ad aspettare, magari finanziandola, la ricerca vera. La filiera Veniamo ora alla filiera industriale. Si cita sempre la Germania, dove gli aiuti ai produttori di energia fotovoltaica hanno generato una domanda di impianti in loco, data l’inesistenza di offerta estera. L’Italia, invece, ha dormito per anni. E quando si è svegliata ha creduto di recuperare innalzando oltre la decenza gli incentivi ai produttori senza nulla prevedere per la filiera, non capendo che i produttori si sarebbero serviti sul mercato, cioè importando largamente. Secondo il «Solar Energy Report 2009» del Dipartimento di Ingegneria industriale del Politecnico di Milano, citato in www. staffettaonline. com , la componente base (silicio wafer) è importata al 90%per l'altro 10%viene dalle filiali italiane di multinazionali; le celle e moduli sono d’importazione al 45%, di filiali italiane di case estere al 16%e da imprese italiane al 39%; le componenti e le tecnologie sono fornite dall’estero al 28%, dalle filiali al 26%e dalle aziende italiane al 46%; distribuzione installazione degli impianti sono a cura per tre quarti di ditte italiane e per un quarto da filiali di case estere; infine, il finanziamento viene offerto da 430 banche per l’ 85%italiane, per l’ 8%da sedi italiane di banche estere per il 7%da estere. Ragionando sui dati completi del 2009 (nel grafico diamo un’anticipazione dei soli fatturati 2010), vediamo come la quota italiana sia cresciuta fino al 50%, ma comprenda soprattutto la distribuzione e l’installazione, attività prive di valore aggiunto tecnologico ed economico, con eccezione per l’elettronica di potenza, che produce con successo crescente gli inverter. Politecnico rileva come solo il 28%del valore aggiunto 2009 dell’impiantistica del fotovoltaico italiano vada a imprese italiane. I dati 2010 riveleranno un anno strano, con una crescita fisiologica che potrebbe far salire da 6,2 7,6 il fatturato impiantistico ma che, con il decreto salva-Alcoa, potrebbe esplodere a 21,5 miliardi. E questo spiega come alle proteste dei produttori energia solare assistita aggiunga quella degli impiantisti. Che paventano la distruzione di investimenti e posti di lavoro. L’altalena del governo, che ora congela tutto, rende questo rischio una realtà. È bene che al più presto si chiariscano in modo definitivo, valido fino 2020, le regole del gioco. Ma intanto non bisogna dimenticare le cifre: gli investimenti stanno raggiungendo un picco in seguito alla corsa agli incentivi massimi. Il «Solar Energy Report» prevede 50 mila addetti, di cui 20 mila diretti, nel 2013, per lo più impegnati in opere edili, carpenteria e distribuzione. Negli inverter abbiamo tecnologie, ma la prima a z i e N d a s i c h i a m Power-One Italy perché stata acquistata dagli americani nel disinteresse generale e la seconda, la Elettronica Santerno, è stata rilevata dal gruppo Carraro, che a Padova ha i suoi problemi. Poiché il governo ama il liberismo all’amatriciana per cui si sussidia pioggia ma guai a fare politica industriale, la Elettronica Santerno, che è già presenta in America, non potrà mai scalare l Power-One e giocarsela davvero nel mondo. Intanto, continua la lite corporativa sugli incentivi, evitando accuratamente di mettere a confronto quanto costano i nuovi posti di lavoro così creati alle tasche dei cittadini (50 mila, ma per quanti anni?), in relazione all’investimento medio necessario nel settore privato per creare un nuovo posto. Anche la Francia, che aveva incentivi inferiori, ha comunque tagliati del 20%, li ha tolti agli impianti a terra, ha posto un limite di 100 chilowatt per ricevere il sussidio, che verrà comunque rivisto al ribasso ogni tre mesi in base alla quantità di progetti presentati e alla diminuzione dei costi di produzione. In ogni caso non si potranno incentivare più 500 Mw l’anno.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non deve essere stato facile occupare la poltrona più alta della Bce nell’anno della peggiore pes...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prelios Innovations e Ibl Banca (società attiva nel settore dei finanziamenti tramite cessione del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La pandemia ha spinto le famiglie italiane a risparmiare di più. E questo perchè il lockdown e le ...

Oggi sulla stampa