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Soglia del 20%, il controllo è solo giuridico

La valutazione da parte del tribunale del rispetto del requisito del soddisfacimento del 20% dei creditori chirografari non riguarda la fattibilità economica del piano ma solo quella giuridica. Lo ha affermato il Tribunale di Firenze con il decreto di ammissione dell’8 gennaio 2016 (presidente Pompei e relatore Salvarolo), fornendo una delle prime pronunce relative all’interpretazione del nuovo presupposto introdotto dalla legge 132/2015, che ha convertito il Dl 83/2015.
I giudici toscani si sono chiesti se l’introduzione della percentuale minima abbia attribuito al giudice anche il potere di sindacare la fattibilità economica del concordato. La risposta è stata negativa: secondo il collegio toscano il controllo giudiziale deve limitarsi a verificare che la proposta contenga l’assicurazione del soddisfacimento di almeno il 20% dell’ammontare dei crediti chirografari, sulla base di un piano che non possa essere qualificato come manifestamente inidoneo a raggiungere tale obbiettivo. Si tratta cioè di una verifica della conformità della proposta al modello normativo.
Il controllo giudiziale deve sempre assestarsi in termini di fattibilità giuridica.
Nel decreto dell’8 gennaio il collegio toscano ha anche affrontato il problema del controllo della proposta concordataria.
Innanzitutto il Tribunale ricorda come questa ai fini della ammissibilità «deve indicare l’utilità specificatamente individuata ed economicamente valutabile che il proponente si obbliga ad assicurare a ciascun creditore».
Sotto quest’ultimo aspetto e nell’ambito dei propri poteri di indagine, il Tribunale ha quindi ritenuto che la proposta contenesse una precisa indicazione dell’utilità specificatamente individuata ed economicamente valutabile, da ricollegarsi nell’importante offerta di acquisto aziendale, nelle minori passività grazie alle postergazioni volontarie ed al beneficio fiscale, in relazione la possibilità di usufruire, in via immediata dei benefici fiscali ricollegabili alla possibilità di deduzione delle perdite fiscali.
Sul pagamento di almeno il 20% dell’ammontare dei crediti chirografari il Tribunale ha cercato di precisare quali sono i poteri in merito a tale nuovo presupposto. Il collegio intende cioè stabilire come interpretare il senso del termine “assicurare” e soprattutto in quali termini tale “assicurazione” debba essere accertata.
Il criterio interpretativo guida secondo il Tribunale fiorentino, è l’aggiramento dello sbarramento del 20%, obiettivo raggiungibile solo valorizzando la ratio legis.
Nella domanda, il debitore deve quindi proporre «fondatamente» il pagamento di almeno il 20% dell’ammontare dei crediti chirografari. E, per “fondatamente”, precisano i giudici, deve intendersi una prospettazione a metà strada fra il concetto di garanzia e quello della ragionevole previsione.
Partendo dagli insegnamenti della Suprema corte i giudici toscani chiariscono che il controllo giudiziale deve limitarsi a verificare che la proposta contenga l’assicurazione del soddisfacimento di almeno il 20% dell’ammontare dei crediti chirografari, sulla base di un piano che non possa essere qualificato come manifestamente inidoneo a raggiungere tale obbiettivo.

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