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Soggetti collegati, tasse singole

La presunzione di disponibilità estere sui diversi soggetti che possono movimentare attività estere opera solo ai fini delle sanzioni per il monitoraggio fiscale mentre, ai fini dei redditi, tutto dovrà essere imputato al titolare; nell’ambito dei rapporti tra soggetti collegati, in particolare tra società e soci, dovrà essere fornita la qualificazione del reddito in capo alla persona fisica fermo restando che non potrà verificarsi una duplicazione di tassazione; per i prelievi dalle attività estere vale il principio di irrilevanza fermo restando che si dovranno tenere in considerazione le norme che regolano la tassazione dell’impresa individuale e considerando comunque, che la disclosure non opera in base a presunzioni.

Sono questi alcuni degli aspetti eminentemente tecnici emersi nel convegno organizzato da ItaliaOggi ieri e al quale ha partecipato Antonio Martino, responsabile Ucifi dell’Agenzia delle entrate. E proprio dal direttore dell’Ucifi sono giunte alcune interessanti indicazioni di natura tecnica nell’ambito di una procedura che la stessa amministrazione finanziaria vuole che sia la più lineare possibile.

I livelli di contraddittorio. Un aspetto fondamentale è quello del contraddittorio in quanto, evidentemente, a fronte della liquidazione operata dall’Agenzia delle entrate si ottiene il beneficio maggiore in termini di riduzione delle sanzioni. Invece, se si entra nell’ambito del meccanismo di accertamento con adesione, la riduzione delle sanzioni sulle imposte non sarà più a un sesto del minimo ma a un terzo. In questo contesto è stato affermato come, laddove dovesse svolgersi un contraddittorio finalizzato a ottenere maggiori chiarimenti sul modello o sulla relazione, lo stesso non tocca la riduzione massima delle sanzioni che, dunque, potrà essere ancora di un sesto del minimo sui redditi e di un terzo del minimo sul monitoraggio fiscale.

Intestatari e delegati sui conti correnti. Un tema estremamente diffuso è quello della possibilità /opportunità di adesione alla disclosure di tutti i soggetti che, potenzialmente, potevano operare su un conto estero nel momento in cui, per esempio, vi è un titolare e più soggetti delegati ad operare. In questo caso è stato ricordato come la presunzione recata dalla legge n. 186 del 2014 riguarda i soggetti coinvolti. In altri termini, a fronte di 1.000 di disponibilità estera non dichiarata in capo a un titolare e a tre delegati, la disclosure opererà su 250 pro quota. Come anche chiarito dalla circolare n. 10 sarà possibile fornire prova contraria rispetto, comunque, a una previsione normativa che è di favore rispetto alle regole che erano in vigore ai fini della compilazione del quadro RW. Diverso approccio vi è invece, logicamente, per i redditi.

Infatti, è del tutto presumibile che le disponibilità siano riferibili, in termini di redditi prodotti, soltanto al titolare che, dunque, sarà il solo soggetto interessato dalla disclosure con riferimento alle imposte. Inoltre, nel caso in cui uno dei soggetti intestatari o delegati sia non residente in maniera effettiva, si dovrà eliminare tale quota. Riprendendo l’esempio dei quattro soggetti, dunque, la quota di attività emersa sarà 750 se uno dei quattro è un soggetto effettivamente non residente.

Prelevamenti. Nell’ambito della relazione di accompagnamento al modello, si deve dare anche contezza delle movimentazioni in uscita e, segnatamente, delle dismissioni. In questo contesto, nel caso in cui la disclosure riguardi la persona fisica, è stato osservato come in linea di principio i prelevamenti non assumono rilevanza fermo restando che sarà opportuno fornire una spiegazione della loro periodicità ovvero della destinazione degli importi. Questa indicazione dovrà comunque tenere conto delle disposizioni di cui all’articolo 32 del dpr n. 600 del 1973 in tema di prelievi nell’ambito delle imprese individuali fermo restando che, come osservato da Antonio Martino, la voluntary disclosure non è un percorso presuntivo.

Soggetti collegati. Uno dei temi di carattere operativo più delicato è quello della gestione nell’ambito della disclosure, dei soggetti collegati soprattutto nel caso di soci e società. In questo contesto, Antonio Martino ha chiarito che dovrà essere identificata la categoria reddituale in capo alla persona fisica al fine di individuare la corretta tassazione Irpef che, in ogni caso, dovrà tenere conto della fiscalità della società al fine di non generare fenomeni di doppia imposizione nell’ambito dell’Ires.

Tale orientamento è estremamente importante in considerazione del fatto che, ascrivere una certa somma a compenso amministratore ovvero a dividendo può cambiare decisamente, almeno sulla persona fisica, il costo complessivo della voluntary. Infatti, ai fini della determinazione delle regole in materia di redditi di impresa, si dovrà tenere conto della indeducibilità del dividendo ovvero della rilevanza che può assumere un componente quale la somma erogata all’amministratore.

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