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Softbank, maxi-acquisizione dell’inglese Arm per 29 miliardi

Il più grande investimento dall’Asia in una società britannica -post-referendum sulla Brexit – segnala la possibilità che i timori correnti sul futuro dell’economia del Regno Unito possano essere eccessivi e che una Londra fuori dalla Ue non necessariamente risulterà più perdente dell’Europa. Softbank ha raggiunto l’accordo per acquisire il chip designer ARM Holdings in una operazione da 24,3 miliardi di sterline in contanti (piu’ di 29,1 miliardi di euro), con cui il gruppo giapponese delle tlc rilancia la sua sfida nel mondo online allargando la sua sfera di azione verso una leadership nel comparto dei microchip per smartphone: in prospettiva ultima, la strategia di Softbank – come ha sottolineato il patron Masayoshi Son –e’ quella di acquisire una posizione di tutto rilievo nella transizione tecnologica verso l’”Internet delle cose”.
L’offerta per la maggiore societa’ britannica per capitalizzazione rappresenta un premio del 43% sui corsi di una delle poche aziende inglesi che non aveva sofferto in Borsa per la Brexit, in quanto gruppo globale che realizza la maggior parte dei suo giro d’affari in dollari grazie alla sua avanzata tecnologia di design dei microprocessori. Ieri a Londra il titolo di Arm e’ balzato in modo corrispondente.
L’intesa farà risalire il debito del gruppo nipponico, che stava scendendo grazie ai 10 miliardi di dollari incassati dalla cessione di una parte della partecipazione in Alibaba e di circa 7 miliardi di dollari relative alla vendita della quota nella finlandese Supercell.
Dopo essersi separato a sorpresa (dopo poco più di un anno) da quello che aveva indicato come suo vice ed erede (Nikesh Arora, dimessosi all’improvviso), Son aveva dichiarato di voler restare ancora alla guida di Softbank per 5-10 anni e di avere molte idee un po’ pazze: di certo dimostra una grande velocita’ nel cercare di realizzarle.
Son ha parlato di “eccellente combinazione strategica” e ha negato che la Brexit abbia influenzato le sue decisioni. Sara’. Ha pero‘ ammesso di aver incontrato solo due settimane fa il presidente di ARM, Stuart Chambers, oltre ad aver parlato del deal con il nuovo cancelliere dello schacchiere Philip Hammond. A sottolineare il significato politico dell’operazione e’ intervenuta (oltre ad Hammond) la stessa premier Theresa May: finora contraria a takeover stranieri di big business britannici, la May ha telefonato personalmente a Son per congratularsi per quello che rappresenta un “voto di fiducia” per il Regno Unito. Fatto insolito: nel comunicato ufficiale sia Son sia Stuart hanno sottolineato la volonta’ di Softbank di raddoppiare in cinque anni i 1.600 dipendenti di ARM in Gran Bretagna (sui 4mila totali). Il quartier generale, è stato inoltre assicurato, resterà a Cambridge e l’autonomia della società garantita. «E’ il maggior takeover di una societa’ tecnologica europea – osserva Nick Jones, partner alla Cavendish Corporate Finance – Un deal che contribuirà a rafforzare la fiducia nelle aziende britanniche e a incoraggiare gli investitori stranieri esitanti dopo il referendum». Mentre già è chiara la volontà di Londra di fare “dumping” fiscale” tagliando oltre quanto internazionalmente onesto la tassazione sulle imprese, ogni eventuale dazio europeo – secondo vari osservatori – potrebbe essere compensato da indebolimenti della sterlina. Un po’ quanto successo al Giappone: inizialmente spaventato dall’eliminazione dei dazi europei all’import di auto coreane previsto dall’Fta tra Seul e Bruxelles, ha poi più che compensato con uno yen debole lo svantaggio tariffario. Londra sarà libera di cercare “aggressivi” accordi di libero scambio in proprio. E ora – al di là delle ragioni globali del maxiaccordo e della posizione di “maverick” del vulcanico Son – proprio dalla Corporate Japan (che era stata tra le piu’ decise nell’alzare la voce contro la Brexit) e’ arrivato il maggior segnale di implicito adattamento a una situazione nuova, di cui a fare le spese rischia di essere l’Europa anche piu’ di una Londra decisa a perseguire con durezza I suoi interessi.

Stefano Carrer

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