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Sofidel I piani green dei «rotoloni» non più tutto in famiglia

«La sostenibilità, per un’azienda familiare, è pensare di esserci anche nel futuro. Con i progetti siamo partiti nel 2008, ora abbiamo obiettivi al 2030, ma il percorso non avrà fine». Quella che Luigi Lazzareschi guida e chiama azienda familiare è Sofidel, multinazionale presente in 12 Paesi con oltre due miliardi di ricavi messi nero su bianco nel bilancio fresco di approvazione, record raggiunto nell’anno del Covid. È il gruppo del brand Regina, quello dei rotoloni e asciugoni che dagli anni Novanta rivoluzionarono i consumi con i rotoli di diametro maggiore rispetto a quelli che venivano allora prodotti dai concorrenti (500 strappi a fronte di 200, 230) e per questo ebbero da subito un grande successo. Un’idea pionieristica e, a suo modo, sostenibile. Come sostenibili sono i principi che oggi guidano lo sviluppo industriale del gruppo. «Penso che l’azienda debba sempre considerare la sua responsabilità sociale: non si può gestirla a proprio uso e consumo», dice l’amministratore delegato. Per sancire questa fase, Sofidel per la prima volta in 55 anni di storia ha nominato nel nuovo cda consiglieri esterni alle famiglie fondatrici, Stefani e Lazzareschi (a cui fa sempre capo il 100% del capitale): sono i docenti universitari esperti di sostenibilità e management Chiara Mio e Silvio Bianchi Martini, il presidente di Bnl Andrea Munari e il commercialista milanese Alessandro Solidoro.

Accompagneranno lo sviluppo di quello che oggi, anche grazie a tecnologie di produzione sempre avanzate e per lo più made in Italy, è diventato il quinto gruppo al mondo nella produzione di carta per uso igienico e domestico, capace di creare un lungo e solido filo rosso che da Porcari, storica sede, arriva al più giovane degli stabilimenti, in Oklahoma. È un sito greenfield di ultima generazione, da pochi mesi al pieno delle sue funzioni, che ha consentito di spingere la capacità produttiva e migliorare la copertura di un mercato destinato a diventare il protagonista dei prossimi anni.Lucca-Oklahoma

Dietro le spalle di Luigi Lazzareschi, nell’ufficio da cui parla a L’Economia, non a caso fanno bella mostra, insieme alla foto del padre Giuseppe, fondatore dell’azienda con Emi Stefani, un soprammobile con la scritta Usa e una bandiera dell’Italia. Le due anime di un gruppo che dà lavoro a 6.800 persone e che, se in Europa si aspetta di crescere un po’ più (1,5%) del mercato dei prodotti tissue, proprio Oltreoceano, dove tra il 2018 e il 2020 è stato investito un miliardo di dollari, vede «una crescita double digit, gli Stati Uniti sono oggi il primo mercato per noi — spiega Lazzareschi —. Ho studiato economia e commercio all’università della South Carolina e ho preso un master in management science. Sono stati gli anni più belli della mia vita e ho sempre voluto tornare negli Usa». L’ha fatto a partire dal 2012, con acquisizioni e aperture, poi nel 2018, inaugurando il primo stabilimento greenfield, a Circleville, in Ohio, snodo logistico importante per la distribuzione. È un impianto integrato, tecnologicamente avanzato e sostenibile. Come Lazzareschi immagina il futuro del gruppo.Il «decalogo»

«I nostri obiettivi di riduzione del 40% al 2030 delle emissioni dirette di gas a effetto serra per tonnellata di carta sono stati riconosciuti dalla Science Based Targets initiative in linea con i livelli richiesti per limitare il riscaldamento sotto i 2°C — ricorda l’amministratore delegato —. Abbiamo siglato un accordo di partnership di lungo periodo con la società Rwe, per l’approvvigionamento di energia elettrica da un impianto eolico già costruito in Sicilia, ne firmeremo presto un altro. In questo modo tutta l’energia che impiegheremo in Italia nel giro di due anni sarà da fonti rinnovabili. Lo facciamo anche nel Nord Europa e stiamo chiudendo un accordo, sempre per un impianto eolico, negli Usa: anche l’impianto in Oklahoma sarà green. Lavoriamo anche su altri fronti, come la riduzione dei consumi, non solo termici o elettrici, ma anche idrici». Nel 2020 è stato raggiunto l’obiettivo di riduzione di uso di plastica vergine, del 50% entro il 2030.

Se gli si chiede di fare i conti in tasca all’impegno del gruppo sulla sostenibilità, Lazzareschi non batte ciglio. «Oltre cento milioni di euro, dal 2008. Ma ogni euro — assicura — ha avuto un ritorno economico positivo. A volte l’abbiamo visto anche dopo dieci anni. Ma per un’azienda come la nostra, la velocità non è prioritaria». Le ragioni per portare la sostenibilità in azienda Lazzareschi le ha riassunte in un decalogo, nato in seguito ad alcune lezioni sul tema che l’imprenditore ha tenuto all’università di Pisa. «Non deve essere per buonismo o per emulare gli altri — riassume—. Va fatto perché conviene. Ad esempio, si riducono i costi, si attraggono talenti, si anticipano le normative, che sui parametri ambientali saranno sempre più stringenti, si mettono barriere all’entrata per chi vuole fare dumping ambientale e sociale, ci si allinea con le richieste della finanza».

In quest’ottica, l’occasione che arriva con il Pnrr non andrebbe persa. «Ho fiducia in Draghi e sono positivo su quanto si potrà fare anche in Italia», prosegue l’imprenditore. Sul 2021 incombe però l’aumento del costo delle materie prime: per la carta a maggio è stato di oltre il 50%. «Ci sono i soldi del Recovery, in molti c’è la voglia di spendere quello che non è stato speso nel 2020: le aziende investono e i consumatori comprano di più, una tempesta perfetta per una prossima eventuale fase inflazionistica. Sono un po’ preoccupato, anche se vedo che le principali istituzioni finanziarie parlano di una spinta “transitoria”».

Intanto, mentre il fondatore, Emi Stefani, a novant’anni ha lasciato la carica di presidente al figlio Edilio, non è destinata a cambiare la compagine societaria: «Apertura del capitale? È prematuro — commenta Lazzareschi —. Il futuro è la terza generazione: già al lavoro, e con molto entusiasmo».

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