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In soffitta le norme taglia spese

Undici norme taglia spese mandate in soffitta dal decreto fiscale. Passa anche da questo la strategia di liberazione dei sindaci dai lacci e lacciuoli della burocrazia, come chiesto dall’Anci in una proposta di legge ad hoc che il governo ha deciso di anticipare in molti punti nei provvedimenti della Manovra 2020 (dl fiscale e ddl di bilancio). Dal taglia-carta (art.27, comma 1 del dl 112/2008 che impone di ridurre le spese per pubblicazioni e relazioni) ai tetti di spesa per studi, incarichi di consulenza, relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità, rappresentenza, sponsorizzazioni e formazione, passando per la riduzione dei costi di acquisto, manutenzione, noleggio di autovetture e acquisto di buoni taxi, tutti questi paletti cadono per effetto di un emendamento al decreto fiscale approvato dalla commissione finanze della camera.

L’articolo 57, commi 2 e 2-bis, introdotto nel corso dell’esame in commissione, esclude l’applicazione, a decorrere dal 2020, delle disposizioni per il contenimento delle spese che in questi anni hanno imbavagliato le regioni (comprese le province autonome di Trento e Bolzano), gli enti locali e i loro organismi ed enti strumentali.

Si tratta di norme tutte approvate negli anni dell’austerity (dal 2008 al 2012) ma proprio per questo diventate ormai anacronistiche (si veda tabella in pagina). A venir meno non sono solo i tetti di spesa, ma anche molti adempimenti burocratici. Per esempio, viene cancellato l’obbligo di comunicare al Garante delle telecomunicazioni le informazioni sulle spese pubblicitarie effettuate nel corso dell’esercizio finanziario. E ancora, scompare l’obbligo di attestare, con idonea documentazione del responsabile del procedimento, che gli acquisti di immobili effettuati dalle amministrazioni siano indispensabili e non dilazionabili. Saranno disapplicate, infine, anche le disposizioni del dl 66/2014 che prevedono specifici obblighi di ridurre, anche attraverso il recesso contrattuale, le spese per locazione e manutenzione degli immobili.

I paletti sulla spesa cadranno per tutti e non solo per gli enti che approvano i bilanci con tempestività. Viene quindi abrogata la norma della Manovra 2019 (comma 905 della legge n.145/2018) che prevedeva un trattamento normativo più favorevole per i comuni (e le loro forme associative) che approvano il bilancio consuntivo entro il 30 aprile dell’anno successivo e il bilancio preventivo entro il 31 dicembre dell’anno precedente all’esercizio di riferimento.

Le unioni non pagano l’Ires. Un’altra novità introdotta dal decreto fiscale riguarda le unioni di comuni che verranno inserite nell’elenco di enti che non sono soggetti all’imposta sul reddito delle società (Ires) per entrate di carattere commerciale. Il decreto fiscale modifica l’articolo 74, comma 1, del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) aggiungendo le unioni all’elenco di amministrazioni esonerate che già comprende: gli organi e le amministrazioni dello Stato, compresi quelli ad ordinamento autonomo, i comuni, i consorzi tra enti locali, le associazioni e gli enti gestori di demanio collettivo, le comunità montane, le province, le regioni.

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