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Soffiano i venti di recessione, corsa al riparo del reddito fisso

L’incertezza e la volatilità continuano a condizionare i mercati finanziari, che iniziano a scontare il rischio di un rallentamento dell’economia globale più forte del previsto. In cima alle preoccupazioni degli investitori c’è il rischio guerra commerciale dopo il botta e risposta tra Washington e Pechino: il mercato teme che un’escalation nel confronto tra i due colossi riporti l’economia globale in recessione e il taglio dei tassi a sorpresa annunciato ieri da tre banche centrali (quelle di India, Thailandia e Nuova Zelanda) è suonato come una conferma del fatto che questi timori qualche fondamento ce l’hanno davvero.

Ne è nata una giornata, l’ennesima in questo scorcio d’estate, confusa e ad altissima volatilità, dove Wall Street è arrivata a perdere il 2% per poi chiudere con tutti gli indici vicini alla parità. In ordine sparso le Borse europee, con Piazza Affari unica in rosso tra le principali in Europa.

Un punto, però, resta fermo: la forte avversione al rischio di cui il mercato ha dato prova nelle ultime sedute. Dagli Stati Uniti al Giappone, dall’Europa ai Mercati emergenti, in qualunque area geografica si monitorasse l’andamento dei titoli di Stato ieri il responso era sempre lo stesso: rendimenti in calo e prezzi in rialzo. Sia per i titoli più rischiosi sia per quelli più solidi. In una giornata che ha fatto registrare anche l’ennesimo segnale di frenata dell’economia tedesca (a giugno produzione industriale in calo dell’1,5% contro un -0,4% atteso dagli analisti) i rendimenti del Bund tedesco hanno aggiornato per l’ennesima volta i minimi storici arrivando a sfondare, sulla scadenza decennale, la soglia di -0,60% per poi chiudere gli scambi a -0,58 per cento. La corsa ai bond, come accennato, è stata generalizzata. E hanno finito per beneficiarne anche i BTp, gettonatissimi ieri a prescindere dal loro status di titolo rischioso. Il rendimento è arrivato così a toccare l’1,38% sulla scadenza decennale, come non succedeva da ottobre 2016, per poi chiudere all’1,41 per cento. Un calo che ha favorito la discesa dello spread sotto quota 200.

Il rally dei titoli di Stato ha registrato una notevole spinta dopo l’apertura dei mercati americani caratterizzata in modo molto netto dal trade “vendi azioni, compra bond”. Il calo dei tassi dei titoli europei si è intensificato dopo che i rendimenti dei Treasury a 10 anni sono scesi all’1,62% come non accadeva da settembre 2016.

La rotazione da azioni a bond ha penalizzato Wall Street, anche ieri bersagliata dalle vendite per poi chiudere, come anticipato, sui valori di apertura. Stessa altalena al di qua dell’Oceano: per un momento è sembrato che le Borse europee, che per tutta la mattinata erano orientate al rialzo, potessero accodarsi ai listini Usa ma in chiusura di seduta tutti i maggiori indici continentali mostravano performance positive. Con due eccezioni: Zurigo (-0,21%) e Piazza Affari (-0,45%). Nonostante il rally dei BTp ieri la borsa di Milano è stata frenata dal comparto bancario che ha sofferto i conti sotto le attese di Unicredit (-4,94%). Il calo di Piazza Affari è tuttavia un’eccezione in un contesto europeo caratterizzato da un generale recupero dei listini continentali dopo i forti cali dell’ultima settimana.

I venti di recessione hanno avuto ripercussioni anche su altri mercati come quello delle materie prime. Gli investitori sono tornati a riposizionarsi sull’oro per via del suo status di bene rifugio. Il prezzo del metallo giallo è volato ieri oltre la soglia di 1.500 dollari l’oncia, come non accadeva da sei anni a questa parte e da inizio anno ha guadagnato oltre il 17 per cento.

Male invece il petrolio, che sconta un calo della domanda per effetto del rallentamento della crescita globale. Il prezzo del Brent è sceso a 56 dollari al barile tornando sui livelli di fine 2018.

Sul mercato valutario intanto è continuata anche ieri la cavalcata delle divise rifugio: yen e franco svizzero. Nell’ultima settimana lo yen si è apprezzato del 2,68% sul dollaro mentre il franco ha messo a segno un rialzo del 2,21 per cento.

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