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Sofferenze, allarme Bce “Il doppio della media Ue”

Proprio in contemporanea con il consiglio dei ministri – che interveniva sulle procedure fallimentari per rendere più agevole il recupero delle garanzie a fronte dei prestiti in sofferenza e introduceva la deducibilità da cinque a un anno per le svalutazioni sui crediti – i numeri dell’emergenza crediti deteriorati sono stati confermati dall’audizione di Ignazio Angeloni, componente del consiglio di vigilanza Bce, in commissione Finanze del Senato. L’alto funzionario ha spiegato che il rapporto tra le esposizioni creditizie deteriorate e quelle totali è pari all’8% circa per le banche maggiori dell’Eurozona, mentre «per l’Italia il rapporto è del 17% ». Non a caso, ha continuato Angeloni, l’impatto degli stress test della Bce è stato maggiore sulle banche italiane rispetto a Francia e Germania «in larga parte per i margini ristretti sul capitale» (anche se «nel frattempo molte banche – nel corso del 2014 – avevano già aumentato preventivamente il capitale»).
Ebbene, proprio procedure concorsuali più snelle in materia fallimentare potrebbero portare ad un sensibile miglioramento dei conti delle banche: per ogni anno di snellimento dei processi di recupero – stima Mediobanca in uno studio – ci sarebbe un impatto positivo dell’utile per azione (nel 2018) pari al 6% mentre il patrimonio di vigilanza Cet1, grazie all’aumento dei guadagni salirebbe nella media di sistema di 10 punti base. Altri 10 punti base medi dovrebbero venire dalla norma sulla deducibilità entro un anno delle svalutazioni sui crediti. La ricerca stima che le due misure, insieme, dovrebbero portare ad una crescita dei prestiti del 4%. La riduzione delle procedure concorsuali porterebbe, poi, a un miglioramento della valutazione che il mercato attualmente fa dei crediti deteriorati: oggi la distanza tra i valori cui li hanno in carico le banche e quanto viene “prezzato” dal mercato è pari al 25%: ma la differenza si attenuerebbe di 10 punti percentuali se le procedure si accorciassero di tre anni, con l’effetto di agevolarne la vendita.
Anche Barclays ha dedicato uno studio all’impatto di nuove regole della legge fallimentare alle banche: i più avvantaggiati sarebbero gli istituti più piccoli. Barclays presceglie Ubi e Bpm, per cui vede un miglioramento dei target price rispettivamente del 32 e del 17%. Il punto chiave, anche per la banca inglese, è la riduzione dei tempi di vendita dei collaterali in garanzia dei prestiti: Barclays stima che un “risparmio” di tempo di un anno e mezzo nelle procedure potrebbe portare a 94 punti base aggiuntivi di Cet1 per Banco Popolare e Mps, 50 per Ubi e 30-40 per le altre banche. Barclays ha confermato la raccomandazione “overweight” (sovrappesare) su Ubi e ha alzato allo stesso rating il giudizio su Bpm, mentre ha migliorato a “equalweight” la raccomandazione su Banco Popolare e Mps.
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