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«Sofferenze, siamo a un punto di svolta»

La mole di crediti deteriorati è sempre lì, a pesare come un macigno sulle spalle delle banche italiane. Un fardello da oltre 350 miliardi di euro di prestiti “malati” lordi che obbliga gli istituti a fare accantonamenti, a svalutare e a incassare perdite (in caso di cessione). Ma, sottolinea il Governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco, «siamo ora a un punto di svolta». Perchè a dare segnali confortanti è il flusso di nuovi crediti deteriorati. La «moderata» ripresa economica in atto dallo scorso anno si sta riflettendo infatti in un calo «significativo» del flusso di nuovi crediti deteriorati. «Nel 2015 – dice Visco – sono stati pari al 3,7% del totale dei prestiti, contro il 4,9 del 2014». Basti pensare che per il settore delle famiglie «il flusso è ridisceso sui livelli pre-crisi».
L’onda che si genera all’orizzonte, insomma, sembra essere più bassa di quanto si è visto nel passato. E la tendenza alla normalizzazione «sta proseguendo». Avere oggi meno crediti scaduti, significa avere meno sofferenze. Se quindi è giusto preoccuparsi per il tema e analizzare possibile soluzioni, è anche giusto che il problema non sia «sovrastimato». Una lettura che trova d’accordo anche figure di primo piano come il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, o il numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, secondo cui «sulle sofferenze la situazione sta migliorando perchè il ciclo economico sta portando a delle riduzioni significative dei flussi di crediti deteriorati».
Visco non lo dice esplicitamente ma quando si parla di «sovradimensionamento» del problema è inevitabile che il pensiero vada ai violenti ribassi dei listini nei primi mesi dell’anno: all’epoca, sull’onda di timori (ingiustificati) di nuovi accantonamenti a fronte del monte sofferenze, le banche italiane furono punite con pesanti vendite. Il Governatore tiene invece a evidenziare la differenza tra Npl lordi e netti: perchè se dal valore lordo dei non performing loans si detraggono le svalutazioni già apportate, il valore dei crediti deteriorati scende drasticamente. E con esso si ridimensionano, almeno in parte, i problemi degli stessi istituti italiani. Da oltre 350 miliardi lordi si passa a un livello netto «di poco inferiore a 200 miliardi». E se si guarda alle sole sofferenze, il netto è pari a meno di 90 miliardi. Si tratta di un peso rilevante, ma in larga parte esso coperto da garanzie reali che sono state esaminate nel corso dell’Asset quality review realizzata dalla Bce nel corso del 2014, dice Visco.
Agli investitori, si sa, interessa però il valore reale, di mercato. E quello può crescere solo con un vero cambio di passo. In questo senso decisive possono essere le ultime riforme legislative varate dal Governo. Si va dal patto marciano (l’assegnazione stragiudiziale dell’immobile dato in garanzia) al varo della garanzia statale Gacs sulle cartolarizzazioni. Abbastanza per spingere Visco a dare una valutazione «positiva» di quanto il sistema sta facendo. A questo si aggiunge poi l’elemento, potenzialmente decisivo, del varo del fondo Atlante. Le risorse (4,2 miliardi, di cui 2,5 destinati agli aumenti delle banche venete in crisi) sono «relativamente contenute». Ma quanto più il veicolo riuscirà a generare rendimenti quanto più sarà possibile «raccogliere nuovi investimenti, alimentando un circolo virtuoso».
Altro tema di rilievo per il Governatore è quello della gestione delle crisi bancarie. Un capitolo su cui Visco – dopo l’ondata di polemiche seguite alla crisi delle quattro banche regionali salvate – tiene a fare dei distinguo. In primis, le banche sono sempre più autonome nelle loro decisioni, complice anche un quadro normativo post Basilea che incentiva questi comportamenti. Per questo insomma l’autorità di vigilanza «non può sostituirsi sistematicamente» nelle scelte gestionali dei banchieri. In secondo luogo, Bankitalia, pur non disponendo «degli strumenti riservati all’autorità giudiziari», dice Visco, comunque porta avanti accertamenti ispettivi, «circa 200 ogni anno». Il Governatore sottolinea come «negli ultimi venti anni abbiamo gestito, con il ricorso al commissariamento, le crisi di 125 intermediari, prevalentemente di piccole dimensioni, di cui 56 negli ultimi sette anni». Le procedure si sono concluse con la restituzione delle banche alla gestione ordinaria «in oltre la metà dei casi». Circa un terzo sono state le banche liquidate, ma quasi sempre la liquidazione è stata accompagnata dalla cessione di attività e passività «a un altro intermediario, garantendo in tal modo la continuità dei rapporti con la clientela».

Luca Davi

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