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Sofferenze, Tesoro contro i tecnici di Bruxelles

Due giorni fa era stato Matteo Renzi a parlare di «settimane » per i passaggi necessari a risolvere il nodo delle sofferenze bancarie, ieri è stato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a rilanciare, sottolineando che sulla bad bank è «assolutamente» necessario fare presto. Ma, ha spiegato il ministro durante un’audizione alla commissione Finanze del Senato, permangono le resistenze dei tecnici Ue. «Purtroppo a fronte di un atteggiamento politico molto positivo, l’atteggiamento tecnico della Commissione è assolutamente negativo», ha detto Padoan.
Il nodo, intorno cui ruotano ormai da qualche tempo i negoziati, è riuscire a far approvare dalla Direzione generale Concorrenza di Bruxelles la bad bank senza incorrere nei divieti imposti agli aiuti di Stato. E, in base ad interpretazioni molto restrittive, i tecnici della Commissione ritengono che qualsiasi intervento che modifichi in qualche misura l’equilibrio di mercato sia automaticamente un aiuto di Stato. Una rigidità che ieri ha portato il ministro a sbottare: «Non esistono i dieci comandamenti degli aiuti di Stato, non c’è tutto scritto nelle Sacre Scritture». Le trattative proseguono, ha ricordato il ministro, con i funzionari del Tesoro che «settimanalmente e anche ora» sono a Bruxelles, per affrontare questi temi.
Ma, d’altro canto, è stato lo stesso Padoan a chiarire i termini della questione: il governo sta lavorando perché si crei un mercato dove «si vendono crediti deteriorati» e per farlo decollare occorre anche «una garanzia dello Stato». Il punto è qual è il «prezzo di mercato» adeguato, cui gli operatori sono disposti a comprare e le banche a vendere (se fosse troppo basso, le banche non avrebbero più interesse a cedere i crediti deteriorati). «C’è bisogno di un intervento minimo dello Stato sotto forma di garanzia» ha detto ancora Padoan, il punto è far capire ai tecnici di Bruxelles che questo è un intervento di natura macroeconomica, per far ripartire il credito e quindi la crescita, non per aiutare i singoli istituti di credito.
Una cosa è certa: non sarà una soluzione “spagnola” perché «non è richiesta» dal sistema bancario italiano, che non ha bisogno di salvataggi ed è «sostanzialmente solido» nonostante esca da tre anni di recessione profonda e con una perdita del Pil del 10%. Inoltre, ha ricordato Padoan, da allora ad oggi la disciplina degli aiuti di Stato è diventata «molto più restrittiva». Piuttosto, ha ricordato il ministro, mentre proseguono i negoziati con Bruxelles, in parallelo si lavora all’accelerazione delle procedure fallimentari, per rientrare in tempi più brevi dei propri crediti: è un piano che non ha bisogno di approvazione da parte di Bruxelles e che il governo vorrebbe proporre al Parlamento in tempi stretti.
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