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Sofferenze Il signore delle ristrutturazioni che unisce Intesa e Unicredit

Il signore delle ristrutturazioni non è architetto né ingegnere, piuttosto è un quarantacinquenne torinese con la faccia da secchione ma di quelli, dice lui, che passavano il compito ai compagni. Sul fatto non ci sono testimonianze, solo curricula scolastici: maturità scientifica con 60 sessantesimi all’Istituto Sociale, la scuola dei Gesuiti di Torino, nell’89 e laurea in Economia e Commercio quattro anni dopo, con tesi sui principi psico-sociologici dell’analisi tecnica, con il preside di facoltà, Daniele Ciravegna, a fare da co-relatore e un solido rapporto con Franco Reviglio costruito nel tempo. 
Al via
Andrea Giovanelli è l’uomo che da oggi gestirà le partite più calde nelle ristrutturazioni aziendali italiane. Un paio di mesi fa ha ricevuto una telefonata da Londra. Chiamava Mubashir Mukadam, il responsabile delle Special situation in Europa per Kkr, la grande private equity company americana. Gli offrì la guida di quella nuova struttura che Kkr, Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno costituito giovedì scorso e in cui confluiranno, dopo la fuga in avanti di Riello e Ferroli, alcune delle più complicate vicende di ristrutturazione su piazza: da Alfa Park a Burgo, da Comital Saiag a Lindberg, da Manucor a Orsero. Con lui una squadra giovane, snella, «anche per utilizzare le molte competenze che Kkr ha in giro per il mondo», sottolinea Giovanelli. Non sarà un compito facile. La montagna di sofferenze che mensilmente l’Abi registra sono il termometro più sensibile dello stato di salute dell’economia italiana. Dossier che si trascinano da anni e che sfiorano i 200 miliardi di sole sofferenze, su un totale di oltre 350 miliardi di partite ammalorate.
Sul tavolo di Giovanelli dossier che saranno aperti secondo una nuova visione del business : una netta interruzione con il passato e le chiavi di casa in mano a manager esterni sia all’impresa che alle banche creditrici con un unico, semplice, mandato: salvare il salvabile. Non sarà semplice e neppure indolore, tanto più che per il mondo degli affari all’italiana questo passo in avanti è una vera e propria rivoluzione, un salto triplo per immergersi nei concetti del diritto anglosassone, con una concreta mano che arriverà dalla lunga esperienza nel settore degli uomini di Alvarez & Marsal, nel ruolo di Preferred service provider . Giovanelli ne è cosciente e, a dispetto dell’aspetto, ha maturato una straordinaria conoscenza di tutte le pieghe del diritto societario che vengono toccate nei frangenti di una ristrutturazione.
Torinese anomalo, non si riconosce né nella Juve né nel Toro, ma in entrambi (!!!). Non frequenta gli stadi e divide il suo tempo libero tra le escursioni sul Monte Bianco – le preferite – e qualche week-end in barca a vela tra la Corsica e la Sardegna, anche se la maggior parte del tempo preferisce trascorrerla facendo il papà di Valerio (8) e Lorenzo (5). Lavora dal giorno dopo la laurea.
Insegnante
Ciravegna gli prospettò subito di fare l’assistente all’insegnamento di Economia Politica 1 e lui parallelamente avviò la carriera di professionista, conducendo una doppia vita professionalmente strabica fino al 1998, un po’ docente universitario, un po’ commercialista. A quel punto Renato Pagliaro, oggi presidente ma allora responsabile del Servizio partecipazioni e affari sociali di Mediobanca, lo chiamò in via Filodrammatici a occuparsi di corporate finance . Era la Mediobanca di Cuccia e Maranghi e lui in breve finì a fare ristrutturazioni: Ligresti, Arvedi, Compart, Montedison sono tutte passate dalla sua scrivania. «Avevo iniziato a fare le prime ristrutturazioni da commercialista – dice – ma è stato in Mediobanca che ho imparato moltissimo. Io però volevo fare corporate finance , non ristrutturazioni, così quando, quattro anni dopo, Hsbc mi chiama, saluto a malincuore e accetto la proposta».
La banca inglese aveva allora, era il 2001, l’intenzione di sviluppare l’ investment bank in Italia e Giovanelli vedo lo spazio per realizzare i suoi interessi. Dovrà ricredersi. Tempo due anni e Hsbc cambia radicalmente strategia e ridimensiona la presenza italiana. Lui, un attimo prima, si fa convincere da Matteo Arpe e Piergiorgio Peluso che lo chiamano a Roma: diventa il co-head dell’investment banking per Mcc, il vecchio Mediocredito Centrale, nel perimetro di Capitalia. Anche qui, però, non riesce a fare ciò che vorrebbe: passa la metà del tempo sui dossier delle ristrutturazioni più bollenti: da Fantuzzi a Italtractor, da Cirio al famoso dossier del convertendo Fiat. Arpe cresce, diviene ceo di Capitalia, Giovanelli resta lì fino al 2007. Poi segue la moglie in Lussemburgo, alla Bei, sei mesi soli perché dopo la fusione Unicredit-Capitalia Peluso gli offre il ritorno in Italia: Milano, Unicredit, nel team di ristrutturazioni assieme ad Andrea Varese.
Presa d’atto
«Ormai avevo capito che le ristrutturazioni dovevo farmele piacere e, con un tempismo perfetto, era la vigilia della crisi del 2008, allestimmo la squadra». Sette anni e 150 dossier: Sorgenia, Ilva, ancora Ligresti, Italtel, Tassara, Alitalia, Risanamento. Parallelamente, due anni fa, nasce il progetto per mettere in comune le partite più calde di Unicredit e Intesa Sanpaolo: «Kkr per me è sempre stato un punto di riferimento ne l private equity , perché bada allo sviluppo delle aziende e non a operazioni finanziarie che si basano sulla leva», ma i tempi (anche giuridici) sono lenti. Fino a due mesi fa, quando finalmente arrivò la telefonata di Mukadam. E lo sventurato rispose («ma con grande orgoglio»).
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