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Sofferenze I signori dei debiti altrui: così li comprano (e guadagnano)

Un affare internazionale, per miliardi di euro. Ecco che cos’è il business degli Npl, i Non performing loans che hanno affondato il corso delle azioni delle banche italiane in questo rigidissimo gennaio.
Nessuna congiura, nessun «cattivo» che si accanisce, solo numeri e la spietata legge degli affari che la finanza applica con metodicità. Oggetto del business sono i crediti deteriorati nel portafoglio delle banche, i Non performing loans (Npl). Ovvero, tutti quei prestiti che non vengono restituiti nei modi o nei tempi stabiliti. Una montagna di soldi, superiore ai 300 miliardi di euro.
Definizioni
L’insieme di questi crediti deteriorati si suddividono, per comodità, in tre gruppi diversi: i Past due , ovvero gli insoluti, i crediti di cui sono passati più di 90 giorni dalla scadenza fissata; gli incagli, ovvero crediti deteriorati dove le aspettative sono di perdere parte o tutti gli interessi, ma di recuperare il capitale; le sofferenze, dove sia per il capitale che per gli interessi esiste una ragionevole certezza di non riuscire a rientrare in possesso di quanto dovuto.
Solo le sofferenze gravano per circa 200 miliardi di euro e sono danari pesanti, che piombano i bilanci. Secondo Mediobanca, il totale lordo dei crediti deteriorati dei principali istituti ammonta a 254 miliardi di euro, di questi: 84,4 per Unicredit; 63,2 per Intesa Sanpaolo; 45,3 per il Monte dei Paschi di Siena. Sulla valutazione di questi crediti deteriorati si sono accaniti i mercati. E la spiegazione soggiace a una regola stringente, algebrica.
Benchmark
Le quattro banche salvate a novembre 2015 (Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca della Marche, Cariferrara, CariChieti) hanno visto stimare l’insieme dei loro Npl al 18 per cento del valore nominale. Ovvero, si è ritenuto – lo hanno ritenuto il governo e la Banca d’Italia – che da quei crediti deteriorati che valevano 100, si potesse ragionevolmente ricavare 18. Esattamente il valore riconosciuto dal mercato. Qual è dunque il problema? Che gli Npl in portafoglio a tutte le altre banche italiane sono stimati tra 35 e 45 ed appena il mercato si è accorto di questa discrasia ha provveduto a equilibrare i valori, riportando a 18, o verso quota 18, i valori di Borsa. Ovviamente con qualche speculazione, che il mercato porta sempre con se… Ma non c’è solo speculazione, c’è anche un problema industriale: chi lavora nel business degli Npl lo fa perché le banche non hanno né tempo né risorse per farlo. A pesare sulle banche italiane c’è poi anche un problema di giustizia civile. Dietro a questa montagna di prestiti ci sono molte garanzie reali, per la stragrande maggioranza legate a immobili. Bene, le esecuzioni immobiliari, in Europa, si realizzano mediamente entro i 24 mesi dall’inizio della pratica legale. In Italia siamo mediamente a 60 mesi, 5 anni. Se poi si considera che dal manifestarsi del ritardo nel pagamento all’apertura della pratica legale passano anche tre anni, appare evidente che il ciclo economico è rallentato e tutt’altro che efficiente.
Sul mercato gli operatori si dividono in Servicer (indipendenti o integrati) e investitori. I Servicer si occupano del recupero dei crediti, sia chirografari che garantiti.
I protagonisti
I principali Servicer indipendenti sono Cerved credit management, Prelios credit servicing, Credito Fondiario, Fire, a cui si aggiungono Guber, Fbs, Maran, Europa Factor. I Servicer integrati, cioè posseduti da grandi investitori e che lavorano in esclusiva per questi ultimi, sono Italfondiario (Fortress), DoBank, la vecchia Uccmb (recentemente acquisita da Fortress/Prelios), Caf, acquisita da Lone Star, Trc acquisito da Hoist. Sono interessati al mercato italiano anche Cerberus, Christofferson Robb, Attestor, Nomura, Morgan Stanley. A queste va aggiunta Alvarez & Marsal molto attiva nei grandi progetti internazionali di ristrutturazione, che ha una branch italiana guidata da Adriano Bianchi, oggi alla guida del team impegnato nella ristrutturazione operativa della spagnola Abengoa, circa 10 miliardi di euro di debiti divisi a metà tra banche e bondholder . Alvarez & Marsal ha assistito il governo spagnolo e quello irlandese a disegnare ed implementare il progetto della Bad bank spagnola Sareb, di quella irlandese Nama e ha anche contribuito alla creazione della bad bank cipriota. Ma oggi il suo apporto sul mercato italiano degli Npl si limita a una consulenza a fondi internazionali che vogliono investire in Italia, attraverso la sede di Londra.
Controlli
Particolare è anche il modello di Credito Fondiario, guidato da Panfilo Tarantelli: anzitutto ha licenza bancaria, con tutte le positive implicazioni di vigilanza a cui è sottoposto, poi, in forza dell’aumento in corso disporrà di una dotazione significativa di capitale, pari a 145 milioni, e questo permette di co-investire insieme ai propri clienti investitori. Un caso pressoché unico. Recentemente Credito Fondiario ha co-investito e gestisce 300 milioni di Npl di Banca Etruria, 15 milioni di Ebc, 380 milioni di Creval, oltre a un portafoglio di 315 milioni ceduto da un pool di banche di credito cooperativo (Bcc).
Il nodo, spiega Riccardo Serrini, amministratore delegato di Prelios Credit Servicing, con un portafoglio di oltre 9,5miliardi di euro di gross book value «è che non si possono realizzare operazioni se non c’è una gestione pro-attiva. Una cosa che solamente un service istituzionale, indipendente e vigilato dalla Banca d’Italia può fare».
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