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Sofferenze ferme a 77 miliardi

Le sofferenze nette del sistema bancario italiano hanno smesso di crescere nel primo trimestre del 2017, consolidando la fase di miglioramento che era emersa con evidenza tra fine 2016 e inizio 2017, quando i crediti deteriorati netti sono passati da un mese all’altro da 86,8 a 77 ,3 miliardi. Lo stock a fine marzo si attesta a 77 miliardi, con un lievissima variazione in crescita tra febbraio e marzo (da 77,023 a 77,15 miliardi) il valore minimo da maggio 2014 e comunque ben inferiore al picco degli 89 miliardi del novembre 2015. Il trend è certificato dal bollettino mensile diffuso ieri dall’Associazione bancaria italiana. Significativo anche l’indicatore del rapporto tra sofferenze nette su impieghi: si attesta al 4,39 per cento, valore più basso perlomeno fino da marzo 2015.
Secondo l’associazione il dato sulle sofferenze, combinato con i segnali positivi che arrivano sul fronte dei prestiti (+1,2% i prestiti a famiglie imprese) e in particolare con l’aumento del 2,5% dei mutui a fine marzo (su base annua), sancisce la diminuzione della rischiosità bancaria. La constatazione che le sofferenze siano sostanzialmente stazionarie è indice del fatto che la ripresa tiene e che il miglioramento del contesto economico consente di gestire gli incagli per riportarli in bonis ed evitare che si trasformino in nuovi crediti deteriorati. Per quanto riguarda, invece, l’attesa di una riduzione più significativa rispetto alla soglia dei 77 miliardi, per l’associazione bisogna aspettare i prossimi mesi, quando le importanti operazioni di cessione di Npl annunciate saranno realizzate.
«Se andiamo a guardare i dati relativi alle operazioni di cessione effettuate sul mercato, possiamo ipotizzare che nei prossimi mesi vi sarà un’ulteriore accelerazione del processo di riduzione degli stock di Npl, sia per i trend in atto sia per operazioni di cessione» aveva detto lunedì scorso il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, intervenendo al seminario sui Non performing loans organizzato alla Camera. «Se guardiamo ai dati del mercato dei crediti deteriorati – aveva osservato – contro una media inferiore agli otto miliardi nel periodo dal 2012 al 2014, nel 2015 abbiamo avuto operazioni di cessione per 19 miliardi, 14 miliardi nel 2016, ma nel 2017, tra operazioni già annunciate e realizzate, siamo passati a circa 58 miliardi. Quindi osserviamo che nel biennio 2016-2017 quasi un quarto del totale dei crediti deteriorati dovrebbe essere oggetto di cessione».
Un segnale del processo di miglioramento in atto si legge anche nel dato delle sofferenze lorde, per quanto secondo l’Abi questa categoria nei fatti non esiste, perchè una volta fatti gli accantonamenti i crediti deteriorati coperti cessano di essere un problema per i bilanci degli istituti di credito. Secondo la Banca d’Italia a marzo le sofferenze hanno segnato una lieve flessione (-0,5%), a 202,8 miliardi.
Sugli altri aspetti analizzati dal bollettino, come detto emerge che i prestiti a famiglie e imprese sono in aumento del 1,2% su base annua, a quota 1.799 miliardi, e questi sono superiori per 75 miliardi rispetto alla raccolta da clientela, che è pari a 1.724 miliardi. L’andamento consolida «il miglioramento della dinamica complessiva del totale dei presti in essere», si legge.
Importante il segnale che arriva dal settore dei mutui, con l’incremento rispetto a marzo 2016 pari al 2,5 per cento. I finanziamenti alle imprese non finanziarie segnano invece un progresso più moderato:+0,3% la variazione annua registrata a fine marzo. Restano bassi i tassi di interesse alla clientela: il tasso medio è al minimo storico, pari al 2,82% (contro 2,83% di febbraio 2017). Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni resta al 2,14% per cento.
Prosegue anche il trend di crescita dei depositi, con la preferenza degli italiani per la liquidità: i depositi sono arrivati a fine aprile a 1.403 miliardi, con un incremento di 20 miliardi rispetto a febbraio 2017 e di 50 miliardi negli ultimi 12 mesi (+3,7 per cento). Di pari passo continua la flessione della raccolta su bond bancari: -4 miliardi da febbraio da 2017, a 320 miliardi, con una contrazione complessiva di 53 miliardi su base annua.

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