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Sofferenze delle imprese in calo entro il 2016

Entro il 2016 il tasso di ingresso in sofferenza delle imprese scenderà al 3% dal picco raggiunto a settembre del 2014, che era pari al 3,7 per cento. E il miglioramento è destinato a interessare le aziende di tutte le fasce dimensionali: il tasso di decadimento per le microimprese sarà pari al 3,2%, per le piccole del 2,5%, per le medie aziende dell’1,9% e per le grandi all’1,3%; un valore, quest’ultimo, non troppo distante dallo 0,6% di prima della grande crisi. La previsione è contenuta nel primo outlook Abi- Cerved sulle sofferenze delle imprese italiane, un rapporto (d’ora in poi avrà cadenza semestrale) che va a colmare un vuoto d’informazione statistica: quello relativo ai dati disaggregati per dimensione, da incrociare con quelli sulla dislocazione territoriale e settoriale dei flussi di imprese che entrano in default.
Infatti, quel che si conosceva sinora, sulla base dei dati più recenti della Banca d’Italia, è che a fine 2014 lo stock di sofferenze lorde bancarie aveva raggiunto la cifra record di 183,7 miliardi, pari al 9,6% del totale dei crediti: un valore più che quadruplicato dai 43 miliardi di fine 2008. La quota più rilevante delle sofferenze che gravano sui bilanci delle banche riguarda le società non finanziarie, che alla fine dello scorso anno avevano accumulato 130,8 miliardi di sofferenze lorde pari al 16,2% dei crediti concessi a questo comparto.
Ebbene, le prime elaborazioni realizzate attraverso la joint venture Abi-Cerved e relative ai nuovi flussi di sofferenze autorizzano un moderato ottimismo sul futuro, perché descrivono una situazione in cui si comincia finalmente a vedere un po’ di luce. Se è vero, infatti, che il flusso di nuove sofferenze non è destinato a ridursi nei prossimi mesi (questa variabile migliora sempre con un certo ritardo rispetto all’effettiva dinamica del ciclo economico), di qui al 2016 le cose andranno decisamente meglio. Ad esempio, per quel che riguarda l’industria, l’incidenza delle nuove sofferenze si collocherà al 2,5% nel 2016, un punto percentuale in meno rispetto a quanto stimato dall’ outlook Abi- Cerved per il 2014. La riduzione prevista nel 2016 in rapporto alla fine dello scorso anno è pari a un punto per micro e piccole imprese; è dello 0,9% per le medie aziende e di 0,7 punti per le aziende maggiori che, come si diceva, saranno le più vicine a recuperare i valori pre-crisi. Anche per le imprese di costruzioni il tasso d’ingresso in sofferenza è destinato a diminuire di 0,9 punti percentuali, ma si attesterà comunque su valori storicamente elevati: nelle grandi aziende del settore (quella con più di 250 occupati) sarà al 4,7% contro i 6,8 punti percentuali del 2014; nelle piccole sarà al 4,9%, 5,2% nelle medie e al 4,4% nelle microimprese (quelle al di sotto dei dieci occupati).
Quanto al profilo territoriale, i modelli indicano un miglioramento diffuso a tutte le aree del Paese; ma la distanza fra il Centro–Sud e il Nord rimarrà significativa: l’anno prossimo il tasso d’ingresso in sofferenza nel Sud e nelle isole viene stimato al 4,4%, nel Centro al 3,4%, nel Nord Ovest al 2,4% e nel Nord Est al 2,2 %. Inoltre, si legge nel rapporto, le previsioni per dimensione d’impresa indicano che ancora nel 2016 il rischio delle grandi società del Mezzogiorno (pari al 3%) rimarrà superiore a quello delle microimprese che hanno sede nel Nord.
Complessivamente, osservano ancora gli estensori del rapporto, la ricostruzione delle serie storiche per classe dimensionale conferma una maggiore rischiosità associata a dimensioni minori di impresa ma con alcune eccezioni: per esempio, nel caso delle costruzioni, nel 2014 risultavano più rischiose le grandi imprese delle piccole. Inoltre, si fa notare, dal punto di vista delle banche, al maggior rischio medio delle singole imprese di minori dimensioni non corrisponde una maggiore rischiosità dei portafogli di prestiti alle Pmi e questo perché nei confronti delle imprese più piccole le banche beneficiano di un più marcato effetto positivo derivante dalla diversificazione del portafoglio. «I risultati di questo progetto congiunto – osserva l’amministratore delegato di Cerved, Gianandrea De Bernardis – indicano nei prossimi anni un miglioramento diffuso anche fra le piccole imprese. È un fenomeno che dovrebbe essere favorito sia dalla ripresa dell’economia sia dal processo di ristrutturazione che ha interessato il sistema economico, con l’uscita dal mercato delle società più fragili».
Il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, sottolinea, invece, che è da apprezzare «il previsto consolidarsi delle tendenze di riduzione del rischio di credito, un fenomeno che andrà monitorato anche in relazione agli sviluppi della congiuntura e accompagnato da ulteriori processi di rafforzamento strutturale delle nostre Pmi».

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