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Sofferenze in calo in Europa In Italia il «taglio» maggiore

La montagna di crediti in sofferenza diminuisce. Soprattutto in Italia e Irlanda. È quanto emerge dai dati raccolti dalla Banca centrale europea e pubblicati da Reuters. Le banche della zona euro hanno infatti ridotto le esposizioni cosiddette «non performing» (dunque in sofferenza) da 972 miliardi di settembre a 931 miliardi di fine 2016. La metà del calo riguarda l’Italia ma, nonostante questo, circa uno su ogni dieci crediti italiani è considerato dubbio e il Paese conta più di un quarto dei prestiti deteriorati dell’intera zona euro. Le banche irlandesi hanno invece ridotto i non performing loans da 38,5 a 33,5 miliardi, mentre in Spagna non si sono registrati progressi.
In Italia è inoltre prevedibile un’ulteriore riduzione dello stock di crediti in sofferenza nei prossimi mesi. UniCredit, fresca di un aumento di capitale da 13 miliardi, ha per esempio aperto la strada alla cessione ai fondi Pimco e Fortress (che già gestisce le sofferenze UniCredit attraverso DoBank) di un nuovo maxi-pacchetto di crediti deteriorati pari a 17,7 miliardi di euro. Altri istituti stanno pianificando cessioni di crediti deteriorati. Secondo i calcoli elaborati dal Sole 24 Ore, nell’intero 2017 le banche italiane potrebbero potenzialmente vendere sul mercato fino a 100 miliardi di euro di crediti deteriorati. Se ce la facessero, il problema che ha afflitto il sistema creditizio italiano negli ultimi anni verrebbe notevolmente ridimensionato.
Come noto nel nostro Paese le banche hanno imbarcato circa 200 miliardi di crediti lordi in sofferenza (ai quali si aggiungono le altre categorie di deteriorati) a causa della lunga recessione ma anche a causa di troppi casi di concessione “allegra” dei prestiti negli anni passati.

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