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Sofferenze bancarie, ennesimo record S&P: ad alcuni istituti servono capitali

I prestiti scendono, le sofferenze salgono. E gli istituti trasferiscono sempre più i rischi creditizi su operatori terzi non bancari, per liberare patrimonio verso nuovi impieghi (o meno dichiaratamente far quadrare gli obiettivi patrimoniali in vista dei test Eba e Bce 2014). Unicredit è tra le più dinamiche nella gestione attiva del bilancio, come mostra la cessione di 910 milioni di crediti in bonis al fondo hedge americano Mariner.
Il rapporto mensile dell’Abi, pur con qualche segno di svolta, suona la mesta litania degli ultimi anni. A novembre 2013 le sofferenze nette sono cresciute a 75,6 miliardi, le lorde a 149,6 miliardi (+22%), pari al 7,8% degli impieghi (dal 6,1% un anno prima). I crediti dubbi delle banche italiane sono circa il 13% del totale se ci si limita alle Pmi. Il dato negativo della raccolta obbligazionaria (-9,4%) contribuisce a penalizzare i prestiti a medio e lungo termine: quelli a famiglie e imprese nel2013 sono scesi in valori assoluti del 3,44%, anche se tra novembre e dicembre aumentano di 5 miliardi. Un recente dato Bankitalia parlava di 98 miliardi di minor credito in due anni. Abi imputa il trend «alla negativa evoluzione di Pil e investimenti». La forbice dei tassi di raccolta e impiego — schiacciata ai minimi storici: in media 183 punti base l’anno scorso — promette bilanci 2013 in rosso per diversi istituti, e il 2014 inizia in salita. «Le banche italiane avranno bisogno di accantonare tra 32 e 42 miliardi aggiuntivi dal giugno 2013 a fine 2014, per coprire l’impatto crescente delle sofferenze », ha scritto Standard & Poor’s in una nota; l’agenzia Usa ritiene che la ripresa del settore in Italia sia lontana, per l’intreccio di «ampie e crescenti sofferenze, utili bassi, modesta capitalizzazione e un costo di raccolta in aumento se si ridurrà la dipendenza dalla Bce». Per questo, conclude S&p, «pochi istituti potrebbero dover ricorrere ad aumenti di capitale ». Così ieri Unicredit ha ceduto il rischio junior/mezzanino su 910 milioni di prestiti italiani, principalmente su project finance per energie rinnovabili. «L’obiettivo di Unicredit è ottimizzare l’allocazione del capitale, migliorare la profittabilità e reimpiegare il capitale liberato per sviluppare nuovi business». Si tratta di una cartolarizzazione sintetica: i passivi non si spostano, Mariner versa un collaterale cash e Piazza Cordusio le intesta rischi e flussi. L’operazione ne segue tre simili prenatalizie: la cessione di non performing loans Unicredit di nominali 950 milioni a Cerberus, una simile tranche da 150 milioni di alcune Bcc, la vendita di Mps di 1,7 miliardi di quinti dello stipendio. Gli esperti vedono numerose transazioni del genere in arrivo.
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