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Sofferenze, 20 mld da cedere

C’è una massa di 20 miliardi di euro di sofferenze che alcune banche in difficoltà potrebbero essere costrette a cedere in tempi rapidi. E, nel caso in cui la vendita avvenisse ai prezzi attuali, le conseguenti rettifiche aggiuntive in bilancio ammonterebbero a 10 miliardi: lo ha rivelato il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nelle Considerazioni finali, le ultime svolte nel suo ruolo prima della fine del mandato a fine ottobre.

Era presente il numero uno della Bce, Mario Draghi.

I crediti deteriorati accumulati dal totale delle banche italiane alla fine del 2016 ammontavano a 173 miliardi, il 9,4% dei prestiti complessivi. Invece, ha precisato Visco, «il volume di 350 miliardi, spesso citato dalla stampa, si riferisce al valore nominale delle esposizioni e non tiene conto delle perdite già contabilizzate nei bilanci: esso non è pertanto indicativo dell’effettivo rischio che grava sulle banche».

I tre quarti delle sofferenze nette sono detenuti da istituti le cui condizioni finanziarie non impongono di cederle immediatamente sul mercato. Il problema si concentra sull’ultimo quarto: le sofferenze che «fanno capo a intermediari che stanno attraversando situazioni di difficoltà, e possono trovarsi nella necessità di disfarsene rapidamente, ammontano a circa 20 miliardi». Se questi crediti fossero venduti «ai prezzi molto bassi offerti dai pochi grandi operatori specializzati oggi presenti sul mercato, che ricercano tassi di profitto molto elevato, l’ammontare di rettifiche aggiuntive sarebbe nell’ordine di 10 miliardi». In generale, dei 173 miliardi di crediti deteriorati netti che fanno capo all’intero sistema, 81 mld, pari al 4,4% dei prestiti totali, riguardano crediti in sofferenza a fronte dei quali le banche detengono garanzie reali per oltre 90 mld e personali per quasi 40 mld. Vi sono poi 92 miliardi di altre esposizioni deteriorate, già svalutate per circa un terzo del valore nominale. «Per una parte di queste», ha spiegato il numero uno di Palazzo Koch, «il ritorno alla regolarità dei pagamenti è certamente possibile, in una misura legata ai tempi e alla forza della ripresa. Una gestione attiva da parte delle banche è necessaria per ridurre significativamente la quota che si trasforma in sofferenze».

Visco è quindi tornato a caldeggiare l’ipotesi di una bad bank pubblica, definita «una misura potenzialmente utile». In ogni caso, «va al più presto chiarito se vi è un’effettiva determinazione a proseguire su questa strada: l’incertezza rallenta la definizione delle transizioni in corso, scoraggia quelle che potrebbero realizzarsi nei prossimi mesi.

Ma bisogna intervenire anche a livello europeo, dove manca coordinamento nella gestione della crisi delle banche, poiché «nel nuovo assetto europeo gli interventi in caso di crisi sono affidati a una molteplicità di autorità e istituzioni – nazionali e sovranazionali – tra loro indipendenti, con processi decisionali poco compatibili con la rapidità degli interventi».

Giacomo Berbenni

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