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Il socio paga sempre per infedeltà fiscale

Non ci sono scuse: il socio della società semplice paga sempre le sanzioni per la dichiarazione infedele, anche se non è amministratore, se non ha competenze fiscali e opera con fiducia nell’ambito di un’azienda di famiglia. Ma non è tutto: per il principio della trasparenza può essergli imputata anche la maggior Irpef dopo che l’accertamento a carico della piccola impresa è divenuto definitivo. Sono questi i principi affermati dalla Cassazione che, con l’ordinanza n. 22011 di ieri, ha accolto il ricorso delle Entrate ribaltando il verdetto di merito.

Il caso. A una contribuente di Firenze, accomandante in una sas di famiglia, era stato notificato un accertamento per il recupero della maggiore Irpef, con tanto di sanzioni. L’atto era stato emesso in seguito a un accertamento divenuto definitivo a carico della sas. Lei si era difesa con successo di fronte alla Ctp e alla Ctr Firenze, chiedendo l’esonero dalle sanzioni in quanto non era una professionista, aveva operato con fiducia nell’azienda di famiglia e in più non era un amministratore. La tesi ha convinto i giudici di merito, non la Cassazione.

Il principio. Gli Ermellini hanno scritto la parola fine sulla vicenda affermando che «ove il socio di società di persone non abbia dichiarato, per la parte di sua spettanza, il reddito societario risultante dalla rettifica operata dall’amministrazione a carico della società risponde delle sanzioni per l’infedele dichiarazione, atteso che la loro applicazione trova causa nella dichiarazione di un reddito inferiore a quello imponibile e che il socio non può farsi scudo della società, attribuendo esclusivamente ad essa la violazione fiscale, atteso che la sua posizione nell’ambito della compagine sociale, tanto nel caso in cui non rivesta la carica di amministratore, quanto, a maggior ragione, qualora come la rivesta, gli consente il controllo dell’attività della società e della sua contabilità e quindi di verificare l’effettivo ammontare del suo reddito e, pertanto, degli utili conseguiti in proporzione alla propria quota di partecipazione. Ora alla donna non resta che pagare Irpef accertata e sanzioni.

Debora Alberici

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