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Socio di capitale, muro degli avvocati

Il disegno di legge sulla concorrenza ha una «genesi delicata», nasce cioè da «vecchie proposte dell’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, che vanno dalle Società di capitali agli interventi sul risarcimento del danno, fino al preventivo obbligatorio, spesso già vagliate e risolte dal Parlamento», perciò è opportuno il legislatore le valuti con molta attenzione. Così Andrea Mascherin, presidente del Consiglio nazionale forense, intervenuto in audizione nelle commissioni congiunte Finanze ed Attività produttive della Camera, sul testo approvato a febbraio dal governo. 
Provvedimento che, ha osservato, «parte da una visione economico-centrica della società», ma non prende in considerazione l’impatto sui diritti e sul sistema di tutele nei confronti del cittadino. Mascherin chiarisce che «non precludiamo nessuna soluzione. Ma occorre prima fornire risposte alle questioni che un tale tipo di assetto societario pone: la garanzia della provenienza trasparente del capitale; il rispetto del segreto professionale; le scelte della difesa libere da pressioni del mercato. Un socio di capitale forte, estraneo alla professione e dunque alle sue regole, magari una banca o una assicurazione, importerebbe la logica dell’investimento/profitto in una attività finalizzata alla tutela dei diritti delle persone.
E per Mirella Casiello, presidente Oua, anch’essa in audizione ieri, «le perplessità non sono motivate da preconcetti o pregiudizi o da incapacità di accettare il cambiamento del modo di interpretare la professione, tanto è vero che è stata la stessa Avvocatura a chiedere una forma societaria per l’esercizio della professione con la Mozione n. 51 del Congresso di Venezia, ma dalla seria preoccupazione che questa iniziativa legislativa che parte da Ministeri tradizionalmente lontani dal mondo dell’avvocatura non abbia avuto il necessario approfondimento circa le conseguenze che la forma proposta comporterebbe, in particolare dal punto di vista della necessità di salvaguardare la stabilità del sistema previdenziale (Cassa Forense) e l’indipendenza e la libertà dell’avvocato nell’esercizio del suo mandato».
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