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Società zombie, il fisco va ko

Società zombie, più tempo al fisco per riscuotere i suoi crediti. Ma solo per il futuro. L’amministrazione finanziaria, infatti, avrà non più un anno ma cinque per passare all’incasso dalle aziende chiuse. Ma a patto che l’istanza di cancellazione sia pervenuta dopo il 13 dicembre scorso.

In sostanza, la norma (al contrario di quanto sostenuto dall’Agenzia delle entrate) non è retroattiva essendo una disposizione di natura «sostanziale» e non «procedimentale».

È quanto sancisce la sentenza n. 6743 di ieri, che fissa un primo importante e molto atteso paletto sul decreto semplificazioni.

Insomma, dopo aver attentamente esaminato la norma e le sue contraddizioni, i Supremi giudici scrivono che «il comma 4 dell’art. 28 del dlgs n. 175 del 2014, recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità della società cancellata dal registro delle imprese, non ha efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale (operante nei soli confronti dell’amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione, indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell’estinzione della società derivanti dall’art. 2495, secondo comma, cod. civ. si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (richiesta che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza di detto decreto legislativo (cioè il 13 dicembre 2014 o successivamente)».

Vale a dire l’amministrazione finanziaria ha più tempo per riscuotere i suoi crediti solo nei confronti di società, di capitali e di persone, il cui liquidatore ha fatto istanza di cancellazione dopo il 13 dicembre 2014, giorno di entrata in vigore della nuova norma.

In altre parole in base al comma 4 dell’art. 28, gli effetti dell’estinzione della società, qualora derivi però da una cancellazione dal registro delle imprese disposta su richiesta, sono differiti per cinque anni, decorrenti dalla richiesta di cancellazione, con spostamento limitato al settore tributario e contributivo. Ciò nel senso che l’estinzione intervenuta durante tale periodo non fa venir meno la «validità» e l’«efficacia» sia degli atti di liquidazione, di accertamento, di riscossione relativi a tributi e contributi, sanzioni e interessi, sia degli atti processuali afferenti a giudizi concernenti detti tributi e contributi, sanzioni e interessi. In più, spiega ancora la Cassazione, il differimento degli effetti dell’estinzione non opera necessariamente per un quinquennio, ma per l’eventuale minor periodo che risulta al netto dello scarto temporale tra la richiesta di cancellazione e l’estinzione.

La norma è stata oggetto anche della circolare dell’Agenzia delle entrate n. 31/E del 2014 che ha sostenuto la tesi della possibilità di riscuotere i crediti delle società estinte per cinque anni anche nel caso di istanza presentata prima del 13 dicembre 2014. Per l’amministrazione, dunque, il decreto semplificazioni estenderebbe la possibilità del fisco di recuperare i suoi crediti dalle aziende cancellate tout court, a prescindere dalla data di estinzione. Nella circolare si legge che «sempre nell’ambito della semplificazione fiscale, il comma 4 dell’art. 28 del decreto stabilisce che – ai soli fini della liquidazione, accertamento e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi – l’estinzione della società, disciplinata dall’art. 2495 del codice civile, produce effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal Registro delle imprese. Trattandosi di norma procedurale, si ritiene che la stessa trova applicazione anche per attività di controllo fiscale riferite a società che hanno già chiesto la cancellazione dal registro delle imprese o già cancellate dallo stesso registro prima della data di entrata in vigore del decreto in commento». Ma la decisione della Cassazione di ieri segna un punto in favore delle imprese.

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